Johnny Depp ci accompagna in un viaggio nella vita tormentata di Amedeo Modigliani, genio consapevole ma incompreso, artista maledetto per eccellenza
- Regia di: Johnny Depp
- Anno: 2024
- Durata: 110 minuti
- Cast principale: Riccardo Scamarcio, Antonia Desplat, Al Pacino, Luisa Ranieri
Parigi, 1916. Dopo aver distrutto la vetrata di un ristorante, l’artista Amedeo Modigliani (Riccardo Scamarcio), per gli amici Modì, è in fuga dalla polizia. Deciso a tornare nella natìa Livorno, solo l’intervento dell’amata Beatrice Hastings (Antonia Desplat) e dei compagni pittori Maurice Utrillo (Bruno Gouery) e Chaïm Soutine (Ryan McParland) lo convince a restare. Dilaniato al contempo dalla povertà, dalla crisi artistica e dai primi sintomi della tubercolosi, Modigliani ritrova un barlume di speranza quando il suo amico e mercante d’arte Léopold Zborowski (Stephen Graham) gli comunica che il grande collezionista Maurice Gangnat (Al Pacino) è interessato a vedere le sue opere.

Dopo l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma, è arrivato nelle sale il secondo lungometraggio diretto da Johnny Depp. Basato sull’opera teatrale “Modigliani” di Dennis McIntyre, il film è un anti-biopic che ripercorre tre giorni cruciali della rocambolesca vita di Amedeo Modigliani, in una Parigi dilaniata dalla guerra ma percorsa da un fermento creativo irripetibile. Modigliani è stato un protagonista di questa stagione, purtroppo riconosciuto soltanto dopo la sua morte. Il suo soprannome, Modì, suona come la parola francese maudit, maledetto. Nomignolo profetico per un uomo diventato archetipo dell’artista maledetto: genio incompreso, spesso drogato o ubriaco, vissuto in miseria fino alla morte per tubercolosi a soli 35 anni.
In quanto artista maledetto da manuale, Modigliani ha attirato diverse volte l’attenzione dei cineasti. Su di lui erano già stati prodotti due film: “Montparnasse” di Jacques Becker e “I colori dell’anima” di Mick Davis. Se in questi casi l’approccio era agiografico tendente al melodrammatico, la versione di Depp si pone agli antipodi, restituendoci un Modigliani scanzonato ma angosciato, che vive situazioni tra il comico e il visionario. Con i suoi amici pittori, l’artista compie lunghi vagabondaggi per le strade della Parigi bohémienne, trovandosi spesso alla locanda di Rosalia Tobia (Luisa Ranieri), punto d’incontro per molti artisti dell’epoca.

Il regista inserisce nel racconto una metafora calzante, che accosta la vita dell’artista alla discesa all’Inferno di Dante. In questo caso l’Inferno è rappresentato dalla guerra, dall’orrore per i corpi mutilati e dai presagi di morte che toccano l’artista malato. Unica via d’uscita dall’incubo è l’amore per Beatrice, omonima della musa dantesca, che comprende il valore dell’opera dell’amato e ne ispira l’atto creativo. Quella tra Modigliani e Hastings è stata una relazione intensa e turbolenta, che ha ispirato alcune delle opere più note dell’artista.
Interpretata dall’ottima Antonia Desplat, Beatrice era una donna all’avanguardia, corrispondente artistica e cronista di guerra per la rivista The New Age, da lei fondata. Riccardo Scamarcio dà vita a un Modigliani ribelle, che rifiuta il giudizio dei critici e la sottomissione al mercato dell’arte in nome della libertà creativa. È evidente l’immedesimazione del regista nel suo protagonista, anime sovversive che hanno sempre cercato di rialzarsi nonostante mille alti e bassi. Modigliani ha vissuto il rifiuto della sua arte, Depp “l’esilio” da Hollywood, ma entrambi si sono rimessi in gioco per tornare a produrre bellezza.
Johnny Depp firma la regia di un film inaspettato e fuori dagli schemi, imperfetto ma innovativo per il suo genere. Non è la classica parabola dell’artista ma piuttosto lo sguardo fugace su “una giornata tipo” di una vita atipica. Si percepisce tutta l’angoscia di un artista consapevole del suo valore ma incompreso, che ha passato una vita in miseria mentre oggi vanta ben due tra le dieci opere più quotate sul mercato dell’arte.
Alberti Aurora
PER APPROFONDIRE
Quello dell’artista che vive in miseria per poi essere rivalutato dopo la morte è un topos della storia dell’arte ormai radicato nell’immaginario collettivo. L’immagine dell’artista povero e malato ma spinto da un ardore creativo inarrestabile ha certamente un fascino romantico. La domanda però sorge spontanea: come mai le opere di questi artisti, disprezzati per tutta la vita, diventano improvvisamente preziose dopo la loro morte? Su questo argomento si è interrogata una coppia di ricercatori dell’Università di Costanza, la cui ricerca è riassunta qui.


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