L’abbaglio

Può un episodio del Risorgimento parlare del presente? Certo, se a dirigere il film è Roberto Andò, che con il collaudato trio Servillo-Ficarra-Picone ci parla degli italiani che eravamo e siamo

  • Regia di: Roberto Andò
  • Anno: 2025
  • Durata: 131 minuti
  • Cast principale: Toni Servillo, Salvo Ficarra, Valentino Picone, Leonardo Maltese, Tommaso Ragno, Giulia Andò

5 maggio 1860. A Quarto il colonnello Vincenzo Orsini (Toni Servillo) sta radunando gli ultimi volontari per la spedizione dei Mille di Garibaldi. A lui si presentano due siciliani, Domenico Tricò (Ficarra) e Rosario Spitale (Picone), un contadino e un illusionista di dubbia moralità. Appena sbarcati a Marsala i due disertano sotto i cannoneggiamenti dei Borboni, dandosi alla fuga nella provincia rurale. Garibaldi, in difficoltà per gli attacchi dei Borboni, affida a Orsini una colonna di soldati con una missione suicida: fingere la ritirata verso l’interno per farsi inseguire dai nemici lasciando al Generale libero accesso a Palermo.

Dopo il successo de “La stranezza“, Roberto Andò riunisce l’improbabile trio composto da Toni Servillo, Ficarra e Picone per raccontare una pagina fondamentale, seppur poco nota, del nostro Risorgimento, mettendo in relazione la grande Storia e le piccole vicende personali di coloro che l’hanno scritta. Il film vede protagonisti due personaggi di fantasia, Domenico e Rosario, rappresentanti di quella parte di popolo disillusa su qualsiasi possibilità di miglioramento della propria condizione sociale. I due si arruolano solo per avere un passaggio dalla Liguria alla Sicilia, dove uno deve sposarsi e l’altro scappare dalla polizia. Orsini fin da subito nota i dubbi motivi dei due, ma vista la rocambolesca spedizione in programma afferma: “anche gli impostori possono esserci utili”.

Domenico e Rosario sono il contraltare comico del riflessivo Colonnello Orsini, personaggio decisivo per la presa della Sicilia da parte di Garibaldi eppure dimenticato dalla Storia. Sulla figura di Orsini si sa ben poco: era un militare che aveva combattuto in giro per il mondo per difendere le cause rivoluzionarie in cui credeva e che nel film incontriamo in un momento di crisi delle sue certezze. Orsini è un aristocratico siciliano deluso dai suoi conterranei, ostinatamente legati a un’aristocrazia corrotta e incapace, che si serve della protezione dei mafiosi pur di mantenere i suoi privilegi. A peggiorare questa disillusione arriva anche la diserzione dei due siciliani, che fuggono dalla battaglia per la propria terra rivelandosi meri opportunisti.

Nella loro fuga tra la Sicilia più remota e arcaica, Domenico e Rosario trovano ospitalità in un convento dove conoscono la bella suora Assuntina (Giulia Andò), vedono l’idealismo dei giovani pastori pronti a seguire Garibaldi e le terribili ritorsioni dei Borboni sui civili. Dopo svariate peripezie i due incrociano nuovamente le loro strade con quella di Orsini, che li prenderà con sé nella sua pericolosa missione. Nel corso del viaggio il Colonnello parla spesso con il giovane tenente Ragusin (Leonardo Maltese) esponendogli il suo timore che ciò per cui stanno combattendo, l’ideale dell’Italia unita, si rivelerà soltanto un’illusione, un abbaglio appunto. Orsini sprona Ragusin a tenersela ben stretta “questa voglia di cambiamento“, che lui al contrario ha perso da tempo. Questo film a suo modo è un invito ai giovani ad interessarsi alla politica e a impegnarsi per degli ideali, così come fecero i giovani che presero parte al Risorgimento.

Quest’avventura degna di un romanzo picaresco non può che ricordare i personaggi di Sordi e Gassmann nel capolavoro di Monicelli, “La Grande Guerra“. Sempre disertori, imbroglioni e disillusi, ma capaci di redimersi, al contrario di questi che, nati truffatori, tali restano. In un epilogo ambientato vent’anni dopo l’Unità, con un’amara battuta finale Orsini prende atto che la rivoluzione per cui ha combattuto si è risolta davvero in un abbaglio. Andò ha affermato a proposito:

“La visione è assolutamente pessimistica, volevo dare un pungo nello stomaco e mi auguro che la gente esca con un senso di amarezza“.*

Insomma l’Italia si è fatta, ma deludendo molte aspettative e facendo compromessi al ribasso che hanno generato problemi che ci portiamo sulle spalle tutt’oggi, dalla disuguaglianza tra Nord e Sud del paese alla radicata presenza della mafia. Oggi più che mai vediamo la totale frantumazione di quel grande ideale di unità, tra spinte autonomiste e completa disillusione verso qualsiasi possibilità di cambiamento.

Alberti Aurora

*Fonte: “La grande illusione”, Ciak Magazine, 01/2025, pagg. 29-31

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Commenti

Una risposta a “L’abbaglio”

  1. […] oltre ogni aspettativa, spingendo il regista a realizzare con gli stessi attori anche “L’abbaglio“, un efficace e amaro affresco del Risorgimento […]

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