Vissi d’arte, vissi d’amore,
non feci mai male ad anima viva!
Così cantava Tosca nell’opera di Puccini, e lo stesso poteva dire la sua interprete, la più grande soprano della storia: Maria Callas, la Divina.
- Regia di: Pablo Larrain
- Anno: 2025
- Durata: 123 minuti
- Cast principale: Angelina Jolie, Alba Rohrwacher, Pierfrancesco Favino, Haluk Bilginer, Valeria Golino
Parigi, 1977. A quattro anni dal suo ritiro dalle scene, la leggendaria soprano Maria Callas (Angelina Jolie) vive nel suo appartamento insieme ai fidati domestici Ferruccio (Pierfrancesco Favino) e Bruna (Alba Rohrwacher). Ormai dipendente da svariati farmaci e segnata dalla perdita della sua straordinaria voce, Maria trascorre le giornate tra passeggiate solitarie, esercizi canori e ricordi di un passato glorioso. Attraverso flashback, sequenze oniriche e interviste immaginarie, il film ci immerge nella mente tormentata di Maria, dove si intrecciano successi sul palco e insuccessi amorosi, in una disperata ricerca finale della voce perduta, “la Callas”.

Dopo “Jackie” e “Spencer“, Pablo Larrain conclude la sua trilogia di film dedicati a protagoniste del ‘900 con il ritratto di un’artista, la più grande nella sua arte, Maria Callas. Le donne scelte da Larrain sono accomunate da vite tormentate, trascorse con grandi difficoltà sotto le spietate luci dei riflettori. Sono storie di tre donne date in pasto alla stampa, tanto amate quanto odiate dalle avide folle di lettori di gossip. Se le altre però sono divenute note per i matrimoni con uomini potenti, Maria è diventata leggendaria solo grazie al suo inarrivabile talento.
L’approccio del regista rende il film più comprensibile per chi conosce già a grandi linee la vita della cantante, in quanto non si tratta di un classico biopic. Il film si caratterizza per un ritmo lento e si concentra sul presente crepuscolare di Maria, a una settimana dalla sua morte, mentre percorre un viaggio onirico tra i momenti salienti della sua vita. La struttura del racconto è paragonabile a quella di un’opera in quattro atti, con chiusura del sipario sulla morte prematura della diva, avvenuta a soli 53 anni. “Molti dei personaggi che interpretava erano tragici e destinati alla morte nell’ultima scena” dice il regista, “è stato chiaro fin dall’inizio che questo film avrebbe raccontato una persona destinata a diventare la summa delle tragedie che interpretava sul palco.” *
A livello visivo il film è davvero meraviglioso. La fotografia di Ed Lachman, nominata all’Oscar la scorsa settimana, è carica di colori caldi e luci soffuse, che trasmettono tutta la nostalgia per un passato glorioso e la sensazione di oppressione per la fine imminente. A sua volta la colonna sonora, composta dalle arie più note del repertorio della Divina, accompagna i momenti più intimi e tormentati della protagonista, perché “Non c’è ragione nell’opera“.

Larrain ci racconta gli ultimi giorni di una donna che ha vissuto per il bel canto e per la musica fino a diventarne schiava, prigioniera di una gabbia dorata oltre la quale non c’è vita. Quando le chiedono della sua vita dietro le quinte afferma prontamente che “Non c’è vita lontana dal palco.” Ciò nonostante, un grande capitolo della sua vita è stato dominato dall’amore tormentato per Aristotele Onassis, greco come lei, ricchissimo e bruttissimo (per sua ammissione), un uomo che “se vuole qualcosa la ruba”. E infatti Maria, sposata con un industriale italiano, lo lasciò per seguire Onassis, con cui ebbe una relazione di una decina d’anni, terminata bruscamente dal matrimonio con Jackie Kennedy.
Nei panni di Maria Callas troviamo una Angelina Jolie in splendida forma, in una delle migliori interpretazioni della sua carriera. L’attrice condensa nello sguardo e nella gestualità tutta la solitudine e la fragilità di una donna che si rende conto che la sua vita era l’opera e senza di essa non può più vivere. Per interpretare il ruolo l’attrice ha studiato canto per sette mesi, ascoltando le incisioni della Callas: lo sforzo nel canto è visibile, così come il sentimento infuso in esso, caratteristica per cui era nota la soprano. Questo film è in definitiva un tributo a Maria Callas, non come icona irraggiungibile, ma come donna che ha vissuto e sofferto per amore della sua arte e del suo pubblico.
Alberti Aurora
* Fonte: “La divina voce”, Ciak Magazine, 01/2025, pagg. 46-47


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