Il coraggio e la dignità di una donna che deve proteggere la sua famiglia mentre si oppone a una dittatura militare per scoprire la verità sul marito desaparecido nel Brasile degli anni ’70
- Regia di: Walter Salles
- Anno: 2025
- Durata: 115 minuti
- Cast principale: Fernanda Torres, Selton Mello, Valentina Herszage, Luiza Kosovski, Guilherme Silveira
Brasile, 1970. Rubens Paiva, ex deputato laburista, vive con la moglie Eunice e i loro cinque figli in una grande villa sul mare a Rio De Janeiro. Da sette anni il paese è sottoposto a unadittatura militare feroce, cui si oppongono i movimenti studenteschi come quello di cui fa parte Veroca, la figlia maggiore. Nonostante le preoccupazioni per la situazione politica la famiglia Paiva ha una vita allegra e spensierata, finché un giorno i militari vengono a prelevare Rubens per fargli alcune domande. Passano giorni, settimane, mesi ma l’uomo non torna: la polizia nega l’arresto e non dà spiegazioni. Eunice si trova sola a provvedere alla famiglia e a combattere per far emergere la verità su ciò che è accaduto a suo marito e a migliaia di altri desaparecidos.
Premiato con l’Oscar al miglior film internazionale, il film di Walter Salles racconta la storia vera della tenace Eunice Paiva, adattando il libro di memorie “Sono ancora qui” scritto nel 2015 da suo figlio Marcelo Rubens Paiva. Per il regista si tratta di una storia molto personale, in quanto da bambino era vicino di casa dei Paiva e li conosceva bene. Grazie anche a questa vicinanza, la prima parte della storia ha untono intimo e famigliare nel raccontare la spensieratezza di una famiglia piena di amore per la vita e la cultura, vissuti in una casa sempre animata da musica e amici. Nonostante posti di blocco, carri armati per le strade e elicotteri in volo sulle città, le persone cercavano di fare una vita normale, ma la paura restava una costante della quotidianità. Quando i militari si presentano alla porta per “fare alcune domande” a Rubens, quella paura diventa improvvisamente concreta, iniziando ad erodere gradualmente la serenità della famiglia.

Dopo Rubens, accusato di complicità con gruppi di sinistra, vengono arrestate anche Eunice e la secondogenita Eliana, portate a capo coperto in un commissariato dove non si nasconde l’uso della tortura. Sottoposte a interrogatori infiniti, le due donne vengono poi rilasciate mentre di Rubens nessuno sa più nulla. A quel punto Eunice capisce che deve proteggere la sua famiglia e decide di lasciare Rio per San Paolo. Quella casa bellissima, palcoscenico di una vita allegra e festosa, diventata via via più buia e silenziosa alla fine resta vuota. Ed è forse uno dei momenti più drammatici l’abbandono della casa, perché è chiaro a tutti che ormai non ci sono più speranze – né di rivedere il padre vivo né di tornare alla vita di prima.
La riflessione sul “prima” è molto emozionante, grazie all’inserimento di filmini in super8 girati da Veroca: scene di vita quotidiana – una giornata in spiaggia, un compleanno, un ballo – sono le uniche testimonianze del passato di una famiglia fatta a pezzi. Allo stesso modo le fotografie hanno un ruolo fondamentale. Dopo l’arresto di Rubens, i giornalisti vogliono una foto della famiglia Paiva: “Sorridete!” dice Eunice ai figli, in un gesto di fierezza e ribellione contro un regime che li vorrebbe piegati dalla paura. Il sorriso diventa un gesto politico, arma definitiva di protesta non violenta.

La vicenda di Eunice, già profondamente toccante, è interpretata magistralmente da Fernanda Torres, star del cinema brasiliano candidata all’Oscar per questo ruolo. Quella di Eunice è una storia di resilienza impressionante, che come tante altre persone in quegli anni ha subito una delle torture più subdole applicate dai regimi sudamericani, quella dell’eterna incertezza. Le sparizioni costringevano le persone rimaste a chiedersi per anni di cosa erano stati accusati i propri cari e che fine avessero fatto. Quella dei desaparecidos è stata una strage silenziosa, che gli stati sudamericani hanno iniziato ad ammettere solo in anni recenti, anche grazie all’attivismo di persone come Eunice che per tutta la vita hanno lottato alla ricerca di verità e giustizia. La donna infatti si è laureata in legge a 48 anni ed è diventata una delle principali attiviste per i diritti delle popolazioni indigene e per le ricerche sui desaparecidos.
Con un flashforward il regista ci porta al 1996, quando Eunice riceve il certificato di morte del marito. “Non crede che lo stato abbia problemi più urgenti che cercare di rimediare al suo passato?”, le chiede una giornalista. La risposta di Eunice è un sonoro no: affinchè un popolo possa andare avanti deve fare i conti con la propria storia, comprendendola per non ripeterla. Un processo fondamentale per quei paesi che, come il nostro, la dittatura l’hanno vissuta e continuano a portarne il peso sulle spalle. Una lezione potente quella di questo film, che molti ancora non vogliono ascoltare.
Alberti Aurora


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