Un buddy movie poliziesco denuncia l’America razzista dei caldissimi anni ’60, tra segregazione, lotte per i diritti civili e omicidi politici.
- Regia di: Norman Jewison
- Anno: 1967
- Durata: 109 minuti
- Cast principale: Sidney Poitier, Rod Steiger, Lee Grant, Warren Oates, Larry Gates
Sparta, Mississippi, 1967. Durante una ronda notturna un poliziotto ritrova un cadavere in mezzo alla strada. Si tratta di un industriale venuto dal nord, intenzionato ad aprire una fabbrica per creare centinaia di posti di lavoro per bianchi e neri. Gillespie (Rod Steiger), nuovo capo della polizia, vuole chiudere le indagini in fretta per dimostrare di meritare il suo posto. Nella ricerca rapida di un colpevole arresta Virgil Tibbs (Sidney Poitier), un afroamericano, un sospetto facile, che però si rivela essere un ispettore della omicidi di Philadelphia. Gillespie, profondamente razzista, dovrà riconoscere la competenza dell’ispettore e collaborare con lui per risolvere il caso, mentre Tibbs sarà più volte in pericolo di vita a causa del razzismo del paese.

Alla cerimonia degli Oscar 1968, tenutasi una settimana dopo l’omicidio di Martin Luther King, tra una serie di film passati alla storia come “Il Laureato”, “Gangster Story” e “Indovina chi viene a cena?” vinceva il premio come miglior film una pellicola meno nota eppure rivoluzionaria, “La calda notte dell’ispettore Tibbs”. Nell’epoca della segregazione razziale e di una lotta per i diritti civili giunta a un punto caldissimo, questo film con protagonista Sidney Poitier, primo divo afroamericano, nel ruolo di un ispettore di polizia per giunta più competente di qualsiasi bianco, è stato davvero qualcosa di mai visto prima al cinema.
Il film adotta la struttura di un classico buddy movie poliziesco: due protagonisti che non si sopportano sono costretti a collaborare per risolvere un caso. A differenza del solito, però, la trama poliziesca è solo un pretesto per un racconto più drammatico e profondo, quello di un paese ancora dominato da un razzismo violento e sistemico. Quello stesso razzismo che denota tutta la cittadina di Sparta, popolata di bianchi rozzi, volgari e violenti al contrario di Tibbs, distinto, serio e professionale, l’unico a cui importi davvero di trovare il colpevole. Tibbs non vorrebbe nemmeno restare in paese ma saranno la moglie della vittima e Gillespie a pregarlo, sottolineando ferocemente che così potrà dimostrare di essere migliore dei bianchi.

Le continue minacce, violenze e umiliazioni fanno sì che l’emozione più ricorrente sul viso di Tibbs sia la frustrazione, la rabbia a malapena trattenuta, resa perfettamente da Poitier che infonde nel ruolo tutta la sua esperienza personale. Solo un paio d’anni prima, infatti, aveva rischiato il linciaggio da parte di membri del Ku Klux Klan per aver tentato di aiutare un gruppo di attivisti per i diritti civili in Mississippi.*
Anche per questo ha voluto in sceneggiatura una scena estremamente simbolica, che ha lasciato il segno nella storia del cinema americano. Durante le sue indagini Tibbs va ad interrogare il potente proprietario di una piantagione di cotone, Mr. Endicott (Larry Gates). Infastidito dal fatto di subire un interrogatorio da un uomo nero, Endicott dà uno schiaffo a Tibbs, che senza esitare ricambia. Mai prima di allora si era vista una scena del genere in un film (o nella vita reale), senza che poi il nero fosse punito o addirittura ucciso. E questo è esattamente ciò che Endicott dice a Tibbs mentre lui se ne va, furioso e silenzioso, come a dire che quel tempo è finito, che le cose stanno cambiando.
Le cose stavano davvero iniziando a cambiare, ma la strada era appena iniziata: ironicamente (?) agli Oscar Rod Steiger vinse come miglior attore protagonista, mentre Sidney Poitier non fu nemmeno candidato. Ciò nonostante, il film di Norman Jewison resta un tassello chiave nella carriera di Poitier, seguito da due sequel e da una serie tv di sette stagioni. Il merito va non solo agli interpreti ma anche a una regia innovativa per scelte di montaggio e fotografia, oltre a una colonna sonora che conta la bellissima “In the Heat of the Night” firmata da Ray Charles, un altro divo afroamericano che con la sua arte ha lasciato un segno indelebile nella cultura americana.
Alberti Aurora
*Fonte: In the Heat of the Night: The Slap that Changed the History of Film


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