La moglie e l’amante di un uomo dispotico e violento si uniscono per ucciderlo: tutto va per il verso giusto, almeno finché il cadavere non scompare, tornando a dare segni di vita…
- Regia di: Henri-Georges Clouzot
- Anno: 1954
- Durata: 110 minuti
- Cast principale: Simone Signoret, Véra Clouzot, Paul Meurisse, Charles Vanel
Christina (Véra Clouzot) e Nicole (Simone Signoreti) sono rispettivamente la moglie e l’amante di Michel Delassalle (Paul Meurisse), direttore del collegio per ragazzi fondato dalla moglie. Scoperti i loro ruoli e vedendosi continuamente maltrattate dall’uomo, le donne formano una torbida alleanza con lo scopo di ucciderlo. Tutto sembra essere andato secondo i piani, almeno finché non si presenta un grosso problema: il cadavere, gettato nella piscina del collegio perché fosse ritrovato da qualcuno, scompare e strani indizi cominciano a far dubitare della sua morte…

Con questo film liberamente ispirato al romanzo “Celle qui n’était plus” del 1952, Henri-George Clouzot, maestro del noir anni ’40 e ’50, ha raggiunto uno dei massimi vertici della sua carriera. Il film è stato rivoluzionario per l’epoca perché mescolava con grande efficacia i meccanismi del noir, del thriller e dell’horror, in un’atmosfera sempre tesissima per tutte le due ore di racconto. La struttura poi è quella di un giallo al contrario, dove lo spettatore non deve scoprire chi ha commesso l’omicidio, ma se l’omicidio è stato davvero commesso, viste le inquietanti nuove tracce lasciate del presunto morto.
È Nicole, interpretata da una Simone Signoret fredda, pragmatica e spietata – perfetta – a studiare il piano per uccidere Michel, trovando il suo più grande ostacolo in Christina (Véra Clouzot), stanca del marito ma frenata da sensi di colpa dovuti alla sua profonda fede. Dopo l’ennesimo maltrattamento – obbligata a mangiare pesce marcio e picchiata – anche lei, già malata di cuore, si convince che il marito vada eliminato. E così nella prima parte del film ci vengono raccontate la messa a punto del piano e l’esecuzione dell’omicidio, mentre nella seconda si mette in dubbio tutto ciò che abbiamo visto. Perché quando dopo giorni e giorni il cadavere non è ancora riemerso dalla piscina in cui le donne l’hanno buttato, la tensione inizia a salire e i nervi a cedere.

Strani indizi lanciano sempre più nello sconforto Christina, la più debole delle due: un completo stirato di Michel consegnato in collegio, un bambino che sostiene di averlo visto, una macchina da scrivere che batte il suo nome nel cuore della notte. Quando si parla di thriller spesso una componente fondamentale è la colonna sonora, capace di aggiungere tensione alla tensione. In questo film invece la musica dura la bellezza di due minuti, tra titoli di testa e di coda. Clouzot non ha bisogno di nessun accompagnamento perché ha in mano una sceneggiatura forte e un cast di primo livello, che creano la tensione con sguardi, parole non dette e paure che diventano sempre più concrete. Si aggiunge poi una splendida fotografia in bianco e nero dai forti contrasti luci/ombre, che neanche a dirlo è perfetta per il genere. Con questa trama angosciante, Clouzot coinvolge tanto gli spettatori nella storia da chiedere loro nei titoli di coda di “non essere diabolici” e non fare spoiler ai propri amici (forse il primo caso della storia!).
Quel mix di noir, thriller e horror che dicevamo si fonde perfettamente in un finale incredibile che, come nel migliore dei casi, ribalta tutto ciò che credevamo di sapere. C’è forse solo un altro film con un finale così scioccante, “Testimone d’accusa” di Billy Wilder. Se però Wilder mantiene il tono del film ironico e cinico, Clouzot non sdrammatizza neanche per un momento, servendoci angoscia pura su pellicola.
Alberti Aurora
PER APPROFONDIRE
L’influenza culturale che ha avuto questo film è notevole. Secondo leggende metropolitane anche Hitchcock avrebbe voluto realizzare un film dal romanzo, ma per pochi giorni di vantaggio i diritti andarono a Clouzot. Citato come uno dei suoi film horror preferiti dall’autore di “Psycho” Robert Bloch, il film di Clouzot ha comunque influito indirettamente sulla carriera di Hitchcock, che avrebbe adattato il romanzo di Bloch nel 1960 facendone il suo capolavoro. Nel corso del tempo “I diabolici” ha avuto due remake per la tv e uno per il cinema nel 1996 con Isabelle Adjani e Sharon Stone, ma nessuno all’altezza dell’originale, cult fin dall’uscita al cinema.


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