A “marcia ingranata dalla prima alla quarta”: così è iniziata la carriera registica di Steven Spielberg, col racconto adrenalinico di un mortale duello su quattro ruote.
- Regia di: Steven Spielberg
- Anno: 1971
- Durata: 89 minuti
- Cast principale: Dennis Weaver, Carey Loftin, Jacqueline Scott
David Mann (Dennis Weaver), tranquillo agente di commercio, sta viaggiando in auto per lavoro. Su una strada semi-deserta supera una vecchia e lenta autocisterna, che emette un fumo denso dal tubo di scappamento. Poco dopo il camion lo supera per poi rallentargli di nuovo davanti. David supera nuovamente l’autocisterna offendendo il camionista, che gli suona il clacson. Da questo momento inizia un vero e proprio duello su quattro ruote, con l’autocisterna che comincia a inseguire David cercando dichiaratamente di ucciderlo.

Adrenalinico esordio alla regia di Steven Spielberg, che gli ha aperto le porte di Hollywood, “Duel” era nato come film per la televisione, ma visto il suo successo ne è stata realizzata anche una versione cinematografica di una ventina di minuti più lunga. La forza del film? Una trama semplice messa in scena con una regia eccezionale, capace di creare una suspense costante per tutta la durata del racconto.
Già con questo primo film, alla tenera età di 25 anni, Steven Spielberg dimostrava le sue grandi capacità registiche, che lo avrebbero portato a realizzare alcuni dei film di maggior successo della New Hollywood. In “Duel” l’approccio registico è molto dinamico e adotta soluzioni provenienti da generi diversi, capaci di immergerci efficacemente nella storia. Dal thriller deriva la sequenza in soggettiva che apre il film, girata dal punto di vista di David, o meglio della sua macchina, una vistosa Plymouth Valiant rossa. Poi ci sono le scene che richiamano esplicitamente i western, dove si alternano in atteggiamento di sfida primi piani di David e del muso del camion. Infine le inquadrature più action, a livello strada, per calarci nell’esorbitante velocità dell’inseguimento e rendere ancora più imponente e inquietante l’autocisterna, presenza inquietante in tutti gli specchietti retrovisori della Plymouth.

A proposito dell’autocisterna, in sceneggiatura è stata fatta una scelta molto interessante, ovvero quella di non far mai vedere il camionista. Vediamo solo alcuni dettagli, come i suoi stivali o il suo braccio mentre fa cenno a David di passare avanti, ma mai il suo viso: questa incertezza sull’altro mette lo spettatore nella stessa posizione di David, che non conosce il suo avversario né le sue motivazioni. Il cattivo della storia quindi non è tanto il camionista ma proprio il camion, che diventa una sorta di entità, una belva che ingaggia una lotta all’ultimo sangue con l’uomo (tema che torna in un grande classico di Spielberg, “Lo squalo”).
Citato da Stephen King come uno dei migliori film horror realizzati tra anni ’50 e ’80, “Duel” è un’opera che sfugge le classificazioni e, come dicevamo, unisce elementi, atmosfere, situazioni di vari generi in un racconto davvero ben costruito. Giudicato fin dalla sua uscita come l’ottimo debutto di un regista promettente, il film si conferma ansiogeno come 50 anni fa, ancora capace di far venire i brividi quando guardando lo specchietto retrovisore vediamo un’auto un po’ troppo vicina…
Alberti Aurora
PER APPROFONDIRE
Il successo avuto da “Duel” in tv e poi al cinema ha aperto la strada a diversi film dal taglio horror incentrati su “automezzi assassini”. Il più famoso di questo filone è “Christine – La macchina infernale” (1983), diretto da John Carpenter e basato sull’omonimo romanzo di Stephen King. Racconta la storia di una Plymouth Fury che prende vita e diventa malvagia, terrorizzando chiunque le si pari davanti. Altri film sono “La macchina nera” (1977) di Dennis Shryack e Michael Butler e “Brivido” (1986), diretto dallo stesso Stephen King, adattamento del racconto “Camion” della raccolta “A volte ritornano” (1978).


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