Superman

“La storia di un immigrato venuto da lontano”: così James Gunn, provocatoriamente, racconta la sua versione della vicenda di Superman, più politica, gentile e punk rock che mai.

  • Regia di: James Gunn
  • Anno: 2025
  • Durata: 129 minuti
  • Cast principale: David Corenswet, Nicholas Hoult, Rachel Brosnahan, Skyler Gisondo

Da tre anni ormai Superman (David Corenswet) si è rivelato al mondo come il più potente dei metaumani e combatte per difendere i più deboli. Ora però ha subito la sua prima sconfitta da parte del Martello di Boravia, un metaumano che si vendica perché Superman ha impedito l’invasione del Jarhanpur da parte della Boravia, stato alleato degli USA. Lex Luthor (Nicholas Hoult), acerrimo nemico di Superman e con importanti interessi economici nel Jarhanpur, mette in atto il suo piano per distruggere la credibilità dell’eroe e trasformarlo in una minaccia pubblica. Con l’aiuto del super-cane Krypto, dell’amata collega Lois Lane (Rachel Brosnahan) e degli eroi della Justice Gang, Superman riuscirà a dimostrare al mondo il potere dell’umanità e della gentilezza.

James Gunn fonda il nuovo DC Universe ripartendo dal suo eroe per eccellenza, ma raccontandolo sotto una luce diversa. Ormai la storia di Kal-El venuto da Krypton la conosciamo tutti, per questo il regista ha scartato l’origin story optando per un racconto che inizia in medias res, con Superman al punto più basso della sua carriera di eroe, sconfitto e ferito. Questo inizio così inedito imposta da subito il tono del film, che ci parla non di un dio invincibile ma di un eroe per metà umano e quindi fallibile. Con il suo “lavoro”, Superman si è conquistato l’ammirazione del mondo intero, eppure anche lui vive nell’era dei social e in un attimo finisce al centro delle polemiche quando si “intromette” nella politica.

Su questo punto si gioca la rivoluzione di Gunn. Questo Superman non è più l’incarnazione dei valori di forza e bontà degli USA, ma un paladino della giustizia che lotta per i diritti di tutti i popoli, agendo solo in nome di se stesso. È un eroe che si schiera dalla parte degli indifesi, in un mondo che è una copia del nostro con qualche mostro e supereroe di più. Ecco allora che, non troppo velatamente, Boravia e Jarhanpur sono solo altri nomi per Israele e Gaza o Russia e Ucraina, dove Superman viene invocato come ultima speranza in un mondo che va in fiamme.

Questo è ciò che Clark spiega a Lois, quando le concede un’intervista come Superman per giustificare il suo intervento nel conflitto.
Messi da parte i panni della fidanzata, Lois veste quelli della giornalista e pone domande incalzanti, intelligenti, che mettono l’eroe di fronte alle conseguenze politiche delle sue azioni, per lui secondarie rispetto al dovere morale di salvare vite. Rachel Brosnahan è perfetta come Lois, non più solo la ragazza di Superman, ma prima di tutto una giornalista, il cui lavoro ha un impatto decisivo sulla storia. È proprio grazie alle sue indagini insieme al collega Jimmy Olsen (Skyler Gisondo) e al suo impegno per coinvolgere la Justice Gang, che Superman viene liberato dalla prigione dimensionale in cui Luthor lo ha rinchiuso e la verità sui piani oscuri del miliardario viene a galla.

Per dar vita alla sua interpretazione più leggera di Superman, Gunn si è servito di ambientazioni dai colori accesi, un costume che richiama chiaramente quello dei fumetti e un’atmosfera ironica, ma mai esagerata. Le parti più divertenti (e dolci) del film sono le interazioni tra il nostro eroe e Krypto, molto più di un semplice cane, un vero e proprio sidekick. David Corenswet, oltre a possedere il perfetto physique du rôle, completo di iconico ricciolo nei capelli, è ottimo per questa nuova incarnazione di Superman, caratterizzata empatia, fiducia nel prossimo e un pizzico di ironia. Il film di Gunn si concentra sulla riscoperta dell’umano nel superuomo: nell’era in cui tutti vogliono essere super, il più super di tutti ci ricorda che la forza più grande è la sua umanità.

Umano ma privo di umanità è invece Lex Luthor, interpretato da un carismatico Nicholas Hoult, dichiaratamente invidioso dell’attenzione che il mondo riserva al grande eroe venuto da lontano. Luthor incanala tutte le sue energie nella distruzione di Superman come uomo e mito. Con una buona propaganda riesce a cancellare l’immagine dell’eroe e trasformarlo in un pericoloso immigrato venuto a invadere la Terra: anche qui i riferimenti all’attuale retorica politica si sprecano.
Se Superman è incoraggiante nella sua umanità, Luthor è inquietante nella sua verosimiglianza, nella capacità di combinare tecnologia, ricchezza e politica per ottenere ciò che vuole, sempre fregandosene degli altri. Tolti costumi sgargianti e superpoteri, quel che resta è una fotografia nitida e preoccupante della nostra società. La speranza di un mondo migliore esiste e dipende dalle scelte che facciamo ogni giorno: siamo gentili, perché la gentilezza è il nuovo punk rock.

Alberti Aurora

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