Ragazzi cresciuti a pane e odio, destinanti a seguitare faide di cui non conoscono nemmeno i motivi, si ritrovano uniti nella stessa classe, quella della prof. Erin Gruwell.
E le loro vite cambiano per sempre.
- Regia di: Richard LaGravenese
- Anno: 2007
- Durata: 123 minuti
- Cast principale: Hilary Swank, Patrick Dempsey, Imelda Staunton, April Lee Hernandez
Erin Gruwell (Hilary Swank) è la nuova insegnante di inglese di una scuola superiore che ha attivato un programma di integrazione per ragazzi delle comunità nera, latina e asiatica. Tutti affiliati a gang rivali, questi ragazzi sono cresciuti in famiglie devastate da lotte di quartiere, omicidi e vendette. Per loro la scuola è solo una distrazione da ciò che conta davvero, la vita in strada. Nessun professore è davvero interessato a insegnare loro qualcosa, convinti che siano solo incapaci con cui sprecare tempo perché tanto il loro destino resta la strada. Almeno finché Miss Gruwell non si metterà ad ascoltare le loro storie.

Tratto dalla storia vera di Erin Gruwell e dei ragazzi della Room 203, questo film racconta gli eccezionali risultati di un metodo educativo originale, basato sull’ascolto attivo di storie ed esigenze degli studenti, capace di dare loro un mezzo concreto di riscatto sociale. Dopo le violente lotte razziali degli anni ’90, negli Stati Uniti la strada per l’integrazione era tutta in salita. Un’insegnante da sola si è caricata sulle spalle il lavoro cui l’intero dipartimento scolastico aveva rinunciato, credendo nel potenziale di ragazzi considerati da tutti soltanto un peso.
Cresciuta con gli insegnamenti di un padre attivista per i diritti civili, Erin Gruwell arriva a scuola pronta a cambiare il mondo con i suoi ideali. Ma è una donna bianca e istruita, cresciuta in una famiglia privilegiata. Quella che si trova davanti invece è una classe difficilissima, composta di ragazzi forgiati dalla violenza e divisi da profonde rivalità. L’osso duro dell’aula è Eva Benitez (April Lee Hernandez), la cui storia fa da prologo al film. Testimone dell’assassinio di suo cugino e dell’arresto violento di suo padre, Eva odia profondamente i bianchi in posizioni di potere, come Erin. Grazie al confronto con Eva, interpretata con grande profondità dalla Hernandez, Erin deciderà di cambiare strategia, passando dal controllo all’ascolto. Dà così ai ragazzi dei diari su cui scrivere delle loro vite, raccontare le loro sensazioni e le difficoltà quotidiane. Il risultato è il libro “The Freedom Writers Diary”, pubblicato nel 1999, da cui è tratto il film.

Hilary Swank è ottima nel ruolo dell’insegnante apparentemente fragile e fuori posto ma così determinata nel perseguire il suo progetto da mettere a repentaglio anche la propria vita privata. Erin infatti fa lavori extra per poter comprare libri e materiali nuovi che la scuola nega ai suoi ragazzi, mettendo in crisi il rapporto col marito Scott (Patrick Dempsey). A scuola poi è ostacolata dai colleghi, in particolare dalla tremenda professoressa Campbell (Imelda Staunton), sempre in prima linea per criticare i suoi metodi. I ragazzi invece riconoscono il suo impegno, dopo anni di abbandono da parte di un sistema scolastico refrattario alla società multiculturale in cui si trova a operare.
Ad accompagnare le storie degli studenti c’è una colonna sonora ricca di tormentoni hip-hop anni Novanta, che uniscono i giovani perché raccontano ciò che vivono e provano ogni giorno. Erin fa forza sulle esperienze condivise dei ragazzi, sul dolore per il lutto, sulla voglia di riscatto, per far valicare loro il muro dell’intolleranza e vedere finalmente un orizzonte di pace. Il film colpisce nel segno: si percepiscono tutte le emozioni di giovani che riscoprono nella scuola un luogo di speranza, un mezzo di cambiamento. A distanza di trent’anni dai fatti raccontati, “Freedom Writers” è uno di quei film che varrebbe ancora la pena far vedere nelle scuole, soprattutto agli insegnanti.
Alberti Aurora


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