Familia

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Mai frase fu più rappresentativa del dramma della violenza domestica, che torna a insinuarsi in una famiglia dopo anni di ricerca di serenità.

  • Regia di: Francesco Costabile
  • Anno: 2024
  • Durata: 82 minuti
  • Cast principale: Francesco Gheghi, Barbara Ronchi, Francesco di Leva, Tecla Insolia, Enrico Borello, Marco Cicalese

Licia (Barbara Ronchi) è sposata con Franco Celeste (Francesco di Leva) un criminale sempre dentro e fuori dal carcere, irascibile e violento. Insieme hanno due figli, Gigi (Francesco Gheghi) e Alessandro (Marco Cicalese). Leggendo i temi dei bambini a scuola, una maestra scopre le violenze domestiche e offre di aiutare Licia. La famiglia viene separata, il padre allontanato, e dopo alcuni anni Licia riesce a ricostruire un’apparente tranquillità per la sua famiglia. Nel frattempo, però, Gigi è entrato in un pericoloso giro di neofascisti e Franco riesce a insinuarsi di nuovo nelle loro vite.

Il film di Francesco Costabile, selezionato come rappresentante del nostro paese agli Oscar ma escluso dalla cinquina dei candidati, è un film italiano che parla una lingua, purtroppo, universale: quella della violenza domestica e dei suoi effetti devastanti su una famiglia. Nel nostro paese, in cui quasi ogni giorno i telegiornali danno notizia di un nuovo femminicidio, il film di Costabile è assolutamente necessario: come riflessione sulla mascolinità tossica e la violenza che diventa eredità, ma anche come monito per le donne, a non credere al lupo che dice di aver perso il vizio, perché molto spesso mente.

Tratto dall’autobiografia “Non sarà sempre così” di Luigi Celeste, il film ripercorre le gravi ripercussioni della violenza sui bambini, che poi diventano adolescenti rabbiosi, incapaci di gestire le proprie emozioni, impauriti dalla violenza eppure violenti a loro volta. Questo almeno è il percorso di Gigi, che dal padre eredita la dedizione alla violenza e la permanenza in carcere. Unico spiraglio di luce una storia d’amore con Giulia (Tecla Insolia), conosciuta tra i ranghi fascisti. Ma rischia di restare solo uno spiraglio: riconoscendo di avere una natura violenta la allontana, per non vederle fare “la fine di sua madre”. Quel tanto di consapevolezza che basta perché per Gigi ci sia ancora la speranza di diventare un uomo migliore. Se il padre arriva ad affermare “tu non puoi cambiarmi, io sono fatto così”, Gigi invece in carcere scopre di poter cambiare e rimettere in ordine la sua vita.

Francesco Costabile ha riunito, in quest’opera, un cast davvero incredibile. Francesco di Leva nei panni di Franco è la personificazione del maschilismo tossico più infido, capace di nascondere la sua violenza e reclamare il suo posto di potere. La sempre bravissima Barbara Ronchi nei panni di Licia, racconta il dramma di tante donne impossibilitate a sfuggire alle violenze, per paura delle conseguenze sui figli, mancanza di indipendenza economica e tanti altri fattori. Ma la vera rivelazione è Francesco Gheghi come Gigi, in un ruolo difficile, sempre in bilico tra rabbia e bisogno di amore, fidanzato nel film con un’altro talento affermato, Tecla Insolia. Gli attori sono il vero cuore del film: con le loro interpretazioni di rara intensità drammatica, restituiscono allo spettatore tutta l’angoscia, la rabbia, l’impotenza di una vita vissuta nella paura, dove basta un niente per far esplodere una furia inspiegabile.

Il film mostra anche tutta la complessità del denunciare le violenze e la mancanza di una reale rete di supporto per il dopo. Quante volte sentiamo di denunce che non hanno portato a nulla, di provvedimenti blandi e facilmente aggirabili, di forze dell’ordine assolutamente incapaci di cogliere i segnali di pericolo e le richieste di aiuto? E noi spettatori siamo amareggiati mentre assistiamo alla storia che si ripete da capo: lui che dice di essere cambiato, lei che lo fa tornare e poi un passo alla volta l’incubo ricomincia. E anche se ormai i ragazzi sono cresciuti, per un pezzo non si accorgono di nulla, o non vogliono accorgersene. L’idea di ricadere nell’incubo da cui si sperava di essersi svegliati è semplicemente inaccettabile, eppure è anche la realtà.

Alberti Aurora

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