Bugonia

Viviamo oggi nella società delle camere d’eco: ognuno con le proprie ideologie e le proprie verità, intolleranti a tutto il resto. Cancellato il dialogo non resta altro che la guerra.

  • Regia di: Yorgos Lanthimos
  • Anno: 2025
  • Durata: 120 minuti
  • Cast principale: Emma Stone, Jesse Plemons, Aidan Delbis

Teddy (Jesse Plemons) e suo cugino Don (Aidan Delbis) sono complottisti convinti che Michelle Fuller (Emma Stone), CEO di una grande azienda farmaceutica, sia in realtà un’aliena venuta sulla Terra per sterminare gli umani. Decidono quindi di rapirla per poter contattare, tramite lei, l’imperatore degli Andromediani e trattare il loro ritiro dalla terra. Nei quattro giorni di prigionia, tra Michelle e Teddy si sviluppa un feroce scontro dialettico: tra classi sociali, valori e visioni della vita.

La trama piuttosto semplice non deve ingannare: anche in questo nuovo film, Lanthimos adotta il suo sguardo cinico e nichilista per analizzare la nostra società, ma lo fa con simbolismi più accessibili del solito. Partiamo dall’inizio. Il titolo, “Bugonia”, si riferisce a un fenomeno raccontato nel quarto capitolo delle “Georgiche” di Virgilio: un uomo che deve espiare una colpa sacrifica i suoi buoi da cui, tempo dopo, nascono delle api. Quella della purificazione e rinascita attraverso il sacrificio è la filosofia seguita da Teddy, disposto a tutto, perfino alla castrazione chimica, pur di riuscire nel suo intento di scacciare gli alieni e diventare il salvatore della razza umana. Teddy è anche un apicoltore, che rivede nello spopolamento degli alveari e nelle morti delle api una premonizione di ciò che accadrà all’umanità senza il suo intervento.

Il regista ha riunito ancora una volta i suoi beniamini, Emma Stone e Jesse Plemons, per un film tra il grottesco e la fantascienza, remake del sudcoreano “Save the Green Planet!” del 2003. Tornano anche le musiche di Jerskin Fendrix, gravi e gloriose, perfetto sottofondo al viaggio dell’eroe che Teddy è convinto di star intraprendendo, insieme al meno convinto cugino Don. Con sguardo cinico, ma anche piuttosto impietosito, Lanthimos guarda alla crociata dei due uomini contro il male come metafora dell’attivismo estremista che sta prendendo piede nella società americana (e non solo). Come ricorda Michelle, oggi ognuno di noi vive in una camera d’eco: a lungo andare, però, sentire sempre solo ciò che si vuole può rendere incapaci di sentire gli altri e quindi di distinguere tra cosa è vero e cosa è falso.

Grazie ad ambientazioni limitate, una trama semplice e un numero ridotto di personaggi, in questo film c’è tanto spazio per le prove recitative. Emma Stone e Jesse Plemons sono gli assi portanti del film: glaciale, calcolatrice, “disumana” lei, tanto quanto turbato, ossessivo, umano è lui. Mentre Stone è impressionante per la sua freddezza e il look rasato e pallido, Plemons si distingue per il patetismo tragico con cui connota Teddy, cui dona un disagio mentale tanto intenso che è quasi doloroso da vedere. Michelle invece è una donna razionale, capace di applicare la sua laurea in psicologia anche in un contesto di crisi e leggere nel suo sequestratore un uomo divorato dal dolore e da paranoie da potergli rivoltare contro. Lo scontro tra i due non si ferma alla dialettica, diventa violento e subdolo, fino a rendere incerto chi sia davvero vittima e chi carnefice.

“Bugonia” in fondo è un microcosmo della società: Michelle è il potere costituito, sfaccettato, apparentemente nel giusto ma senza cuore; Teddy è la ribellione pilotata da ideologie estremiste; Don, infine, è la massa manipolabile, da una parte o dall’altra. Una massa che non crede più a nulla e che per questo è pronta a credere a qualsiasi cosa. In fondo il complottismo al centro di questo film è un fenomeno umanissimo, soprattutto al giorno d’oggi: in un mondo che sembra destinato al collasso, essere tra i pochi a credere in qualcosa restituisce una sensazione di potere senza pari.

Alberti Aurora

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