Cape Fear – Il promontorio della paura

Un avvocato, un detenuto, una condanna che si poteva evitare, una vendetta da mettere in atto. Questi i presupposti per una storia di ordinaria follia, firmata Martin Scorsese.

  • Regia di: Martin Scorsese
  • Anno: 1991
  • Durata: 128 minuti
  • Cast principale: Robert De Niro, Nick Nolte, Jessica Lange, Juliette Lewis

Uscito di prigione dopo 14 anni, lo psicopatico stupratore Max Cady (Robert De Niro) decide di vendicarsi del suo ex avvocato difensore, Sam Bowden (Nick Nolte), colpevole di non aver presentato prove che avrebbero potuto scagionarlo. Le prime lievi minacce si trasformano gradualmente in atti persecutori e violenze, culminando in un turbine di sadismo che coinvolgerà l’avvocato, la moglie Leigh (Jessica Lange) e la figlia Danielle (Juliette Lewis).

Nel 1991 Martin Scorsese sceglieva per la sesta volta Robert De Niro come protagonista di un suo film, affidandogli la parte che era stata di Robert Mitchum ne “Il promontorio della paura” del 1962. Il remake di Scorsese ha ben poco a che fare con il film precedente (a sua volta tratto dal romanzo “The Executioners”): si tratta di una versione molto più cruda e feroce, in linea con i gusti del pubblico degli anni ’90, più avvezzo alla violenza già esplorata molte volte da Scorsese. A segnare il passaggio di testimone tra i due film restano gli attori: Gregory Peck e Robert Mitchum, rispettivamente Bowden e Cady, tornano in questo remake in piccoli ruoli che ricollegano vecchia e nuova Hollywood.

Il centro di gravità del film è il personaggio di Max Cady, un’ombra minacciosa che aleggia anche nelle scene in cui non è fisicamente presente. Quando lo conosciamo, Cady sta per uscire dal carcere. La prima cosa che vediamo è l’enorme tatuaggio sulla sua schiena: una bilancia su cui poggiano, a pari peso, fede e giustizia. Arrivato in carcere da analfabeta, infatti, Cady ha iniziato a studiare la Bibbia, che si è tatuato su tutto il corpo, e la Legge, tanto da ritenersi un avvocato. È proprio grazie alla sua conoscenza legale che l’uomo può perseguitare l’avvocato senza conseguenze, perché restando entro certi limiti nessuno può agire contro di lui. Il suo obiettivo, ce lo dice fin dall’inizio, è far capire a Bowden “cosa significa perdere tutto”, proprio com’è successo a lui 14 anni prima.

Se il personaggio di Cady funziona così bene è perché a interpretarlo c’è un mostro sacro come Robert De Niro. La sua recitazione sopra le righe ma mai parodica, gli permette di costruire un personaggio stravagante eppure assolutamente inquietante e minaccioso. De Niro è straordinario sia nei momenti più violenti e sanguinari, sia in quelli più psico-thriller, come lo straordinario e lunghissimo dialogo con Danielle Bowden: dieci minuti di pura tensione, dove l’uomo riesce ad irretire la ragazzina, magnificamente interpretata da una giovanissima Juliette Lewis, con il suo fascino perverso, in una scena davvero disturbante. Il contraltare di De Niro è Nick Nolte: il suo Sam Bowden è un uomo posato, ossequioso verso la legge, fintantoché Cady, sempre più minaccioso anche verso la sua famiglia, lo mette alle strette portandolo a un inesorabile crollo psicologico. Accanto a lui la moglie Leigh, un’intensa Jessica Lange, prima moglie in crisi e poi madre determinata a difendere la figlia con ogni mezzo, contrappunto umano al sadismo di Cady.

Il racconto è costruito seguendo un climax di violenza sempre più esplicita che raggiunge il suo apice nello scontro finale tra i due uomini. Le musiche angoscianti di Bernard Herrmann, compositore del celebre tema di “Psycho” (il film viene citato con una scena di “travestimento” da Scorsese), accompagnano una regia che rafforza la tensione del racconto con frequenti primi piani, movimenti di macchina a schiaffo e un montaggio serrato che salta rapidamente da una situazione all’altra. L’effetto ricercato da Scorsese è un dinamismo più vicino al genere action che al thriller, generalmente giocato su altri tempi. Questa spinta action esplode nell’ultima mezz’ora, un ridicolo show-down dove Cady diventa un essere quasi immortale pervaso dal sacro fuoco della vendetta. Tutto il magnetismo del film e l’aura inquietante di Cady si dissolvono in una sequenza assurda, che ha il solo merito di aver ispirato un episodio storico de “I Simpson“.

Per “Cape Fear”, Robert De Niro e Juliette Lewis sono stati candidati come migliori attori sia agli Oscar che ai Golden Globes: le interpretazioni di tutto il cast sono uno dei grandi meriti di questo film, non tra i più amati di Scorsese, non tra i meglio invecchiati, ma comunque meritevole di essere ricordato.

Alberti Aurora

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