“Ho inseguito da sempre il futuro, ma guardare al passato mi ha fatto bene”: in questa battuta si riassume la morale del film, un invito a riscoprire le origini per ritrovare la nostra identità più vera
- Regia di: Cédric Klapisch
- Anno: 2025
- Durata: 125 minuti
- Cast principale: Suzanne Lindon, Abraham Wapler, Julia Piaton, Vincent Macaigne, Zinedine Soualem, Cécile de France
Un gruppo di sconosciuti viene riunito in quanto discendenti di Adèle Meunier (Suzanne Lindon), donna vissuta tra ‘800 e ‘900 partita dalla Normandia alla volta di Parigi in cerca della madre che l’aveva abbandonata. Vengono scelti quattro rappresentanti del gruppo, Guy (Vincent Macaigne), Céline (Julia Piaton), Seb (Abraham Wapler) e Abdel (Zinedine Soualem), che devono ispezionare la casa in rovina di Adèle e decidere cosa fare della proprietà. Analizzando lettere, fotografie e quadri, i quattro ricostruiscono la storia della loro antenata, vissuta nella capitale con Lucien (Vassili Schneider) e Anatole (Paul Kircher), aspiranti artisti durante la Belle Époque.

Dichiaratamente ispirato a “Midnight in Paris” e presentato con successo fuori concorso a Cannes, l’ultimo film di Cédric Klapisch è un’esplorazione della continuità affettiva e culturale tra diverse epoche e generazioni, messe in relazione da una grande eredità da gestire. Il regista adotta il montaggio alternato per costruire un racconto su due piani temporali che procedono paralleli, il 1895 e il presente. Sul finale i due binari si incrociano grazie a un improbabile viaggio nel tempo raggiunto con un trip psichedelico, che rivelerà i tasselli mancanti del racconto. Ciò che lega i due piani temporali è il tema della ricerca delle origini, una conoscenza essenziale per capire meglio se stessi e guardare fiduciosi al futuro. Adèle cerca la madre che non ha mai conosciuto, perché sente di aver bisogno di risposte. Seb, rimasto orfano di genitori, è sempre preso dal lavoro e proiettato al futuro, eppure appare triste e nostalgico. Scoprire la storia della sua antenata e trovarsi improvvisamente con una grande famiglia gli dà una nuova prospettiva sul mondo, mettendolo in contatto con le cose davvero importanti.
Oltre a parlare di famiglia e scoperta del proprio passato, il film celebra la cultura francese e l’incredibile progresso che sarebbe venuto nel corso del Novecento. Adèle, Lucien e Anatole vivono la Parigi della Belle Époque, una città in fermento, dominata da rivoluzioni artistiche e tecnologiche nel solco dello spirito positivista fin de siècle. Dall’Impressionismo alla luce elettrica, dalla fotografia al neonato cinema: a fine ‘900 Parigi è stata davvero il centro del mondo. Ed ecco che nella sua ricerca della madre, Adèle si imbatte in alcuni grandi protagonisti di quella stagione: Sarah Bernardt, Félix Nadar e il sommo Claude Monet, cui la lega un rapporto speciale attraverso il capolavoro “Impressione, levar del sole” del 1872.

Centrale nel film è anche la riflessione sull’immagine e il modo di rappresentare la realtà. Lucien e Anatole, rispettivamente fotografo e pittore, sono la personificazione dell’annoso dibattito nato all’epoca sull’utilità della pittura nella rappresentazione della realtà, ormai superata dalla rapidità e precisione della macchina fotografica. Un dibattito che torna attuale, in forma diversa, anche oggi, quando la possibilità di generare in pochi istanti qualsiasi cosa con l’intelligenza artificiale sembra mettere in discussione ogni forma d’arte. Di nuovo il confronto tra uomo e macchina, passato e futuro, creatività umana contro rapidità del profitto.
Dirigendo con brio un grande cast corale, popolato anche di figli d’arte come la giovane e talentuosa Suzanne Lindon (forse un occhiolino al tema del film?) Klapisch ha firmato un film campione d’incassi in Francia. Diciamolo, non siamo di fronte a un capolavoro: il film presenta parecchi cliché, una visione molto romantica del passato e un po’ superficiale e moralista del presente (vedere la scena d’apertura), ma si tratta pur sempre di un racconto leggero e divertente, che intrattiene mentre omaggia l’arte e la ricca cultura francese. In conclusione, un feel-good movie perfetto per chi sogna di viaggiare in altre epoche.
Alberti Aurora


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