Sentimental Value

La storia di una famiglia è anche racchiusa nella storia di una casa, che può essere vissuta come prigione o rifugio. Il conflitto tra un padre e una figlia, entrambi artisti, trova nella casa appena ereditata il setting ideale per esplodere.

  • Regia di: Joachim Trier
  • Anno: 2025
  • Durata: 133 minuti
  • Cast principale: Renate Reinsve, Stellan Skarsgård, Elle Fanning, Inga Ibsdotter Lilleaas

Gustav Borg (Stellan Skarsgård) rivede le figlie Nora (Renate Reinsve) e Agnes (Inga Ibsdotter Lilleas) dopo molto tempo, in occasione del funerale dell’ex-moglie. Gustav è un regista che sta lavorando a un nuovo film molto personale, e propone a Nora, affermata attrice di teatro, il ruolo della protagonista scritto per lei. Scosso per il rifiuto sdegnoso della figlia, Gustav offre il ruolo a Rachel Kempf (Elle Fanning), una giovane star hollywoodiana colpita dal suo lavoro. Le riprese del film, previste nella casa di famiglia dei Borg, alimentano la conflittualità tra Agnes, Nora e il padre, riportando a galla dolorosi ricordi famigliari.

Premiato con il Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes e forte di ben 9 candidature agli Oscar, “Sentimental Value” si è imposto come uno dei film più profondi e significativi dell’anno. Quello di Joachim Trier non è un film per tutti: si tratta di una narrazione costruita su tempi dilatati, silenzi, sguardi che parlano più delle parole. Eppure, dietro questa struttura, si nascondono temi assolutamente universali come il peso dei traumi ereditari, la complessità delle relazioni familiari e il ruolo dell’arte come mezzo di catarsi.

L’ambientazione principale per questa storia di famiglia non può che essere il luogo dove tutto ha origine: la casa. Richiamando tematicamente “Here” di Robert Zemeckis, la casa è molto più di un semplice spazio di quotidianità: è un vero scrigno di memoria, che ha visto vivere e morire generazioni di Borg. Nell’emozionante prologo, la voce narrante legge un tema scritto da Nora da bambina: se avesse potuto tramutarsi in un oggetto, avrebbe voluto diventare la sua casa, per sentire il rumore, le gioie, i pianti di chi l’aveva abitata. Di quel luogo c’è un dettaglio cruciale che colpisce: una grande crepa che si estende in diverse stanze, dovuta a un problema nel terreno. La metafora è potente: fondamenta instabili non possono che sostenere una struttura precaria, così come i drammi che hanno segnato la famiglia continueranno ad essere trasmessi di generazione in generazione, ampliando sempre di più quella ferita originaria.

Uno dei traumi più recenti e profondi appartiene a Gustav: il suicidio della madre, mai superato, diventa il tema centrale del suo nuovo film. Per Nora e Gustav, l’arte è l’unico mezzo per mettersi in relazione con il passato e le proprie emozioni. Solo uscendo da se stessi per mettersi nei panni del personaggio o del regista riescono ad esprimere davvero ciò che sentono. Questo nuovo film è un tentativo di Gustav di riaccendere un dialogo con la figlia, un percorso che richiede coraggio e compromesso da entrambi.

Nora però sembra essere prigioniera della sua infanzia: continuando a guardarsi indietro per capire cosa è andato storto, si è caricata di un rammarico verso il genitore che non le permette di vivere serenamente il presente. Al contrario Agnes, che da secondogenita è stata meno esposta alle dinamiche tossiche tra i genitori, è riuscita ad evolvere e a crearsi la propria stabilità. Questo la mette nella scomoda posizione di mediatrice tra la sorella e il padre, un tema che si esplicita in un toccante dialogo tra sorelle. Quando Nora chiede ad Agnes come sia riuscita a crescere “sana” nonostante lo stesso passato difficile, lei risponde semplicemente: “C’è una grande differenza nel modo in cui siamo cresciute. Io avevo te”.

L’ottima sceneggiatura è portata in vita da un cast davvero eccellente. Dopo averla lanciata con “La persona peggiore del mondo”, Joachim Trier torna a scegliere Renate Reinsve come protagonista: la sua interpretazione intensa restituisce chiaramente la fragilità e l’orgoglio di una figlia ferita e incompresa. Carismatico e a tratti insopportabile, Stellan Skarsgård, vincitore del Golden Globe per il migliore attore non protagonista è l’incarnazione dell’uomo che ha messo sempre la sua libertà personale e artistica prima di tutto, anche del suo ruolo di padre. Tra i due litiganti, Inga Ibsdotter Lilleas prova a mantenere un’equidistanza complessa, segnata dal fallimento di tanti tentativi di riconciliazione. Infine Elle Fanning entra in scena con l’esuberanza della star hollywoodiana che, contrariamente all’aspettativa, dimostra una sensibilità profonda, e la consapevolezza della sua estraneità in un film che è prima di tutto un affare di famiglia.

Con la sua riflessione, Trier ci ricorda che la sofferenza nella vita è inevitabile, ma il modo in cui scegliamo di affrontarla fa tutta la differenza. Possiamo lasciarci schiacciare oppure trasformarla in talento e rinascita. “Sentimental Value” ci ricorda che non si può scappare per sempre dal dolore; bisogna imparare ad affrontarlo, magari facendoci sopra un film.

Alberti Aurora

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