Rental Family – Nelle vite degli altri

Cosa succede quando affetto e amicizia diventano servizi a pagamento? Brendan Fraser approda in Giappone con una commedia dolce e commovente sulla bellezza di intrecciare relazioni autentiche con gli altri per ritrovare sé stessi.

  • Regia di: Hikari
  • Anno: 2026
  • Durata: 115 minuti
  • Cast principale: Brendan Fraser, Shannon Gorman, Mari Yamamoto, Akira Emoto, Takeiro Hira

Philip (Brenda Fraser) è un attore americano che vive a Tokyo da otto anni. La sua carriera è limitata a piccoli ruoli nelle pubblicità e comparsate ad eventi, finché un giorno gli viene offerto un lavoro all’agenzia Rental Family, che procura attori per impersonare parenti e amici per chiunque li richieda. Così si trova a interpretare un giornalista che intervista un anziano attore malato, l’amico di un gamer incallito, il marito di una ragazza lesbica e soprattutto il padre di Mia, figlia di una madre single che cerca un padre di facciata per l’ammissione in una prestigiosa scuola tradizionalista. Col passare del tempo, Philip fatica sempre più a tenere separati lavoro e sentimenti, intrecciando legami autentici con i suoi clienti, che lo aiutano a riscoprire la bellezza della vita e trovare nuova fiducia in sé stesso.

Dopo il grande ritorno in “The Whale” di Darren Aaronofsky per cui vinse l’Oscar nel 2023, Brendan Fraser torna protagonista in un feel-good movie che tocca un lato controverso della cultura giapponese. Quella delle agenzie Rental Family è una pratica difficile da comprendere per un pubblico occidentale, eppure diffusissima nel paese fin dagli anni Novanta. Il servizio è nato in risposta a una crescente solitudine urbana e alla forte pressione sociale legata ai ruoli familiari e professionali. Come emerge nel film, in un contesto in cui la terapia psicologica è storicamente meno accettata rispetto ad altri paesi, ricorrere a queste agenzie spesso sembra essere l’unico modo per risolvere crisi personali o proteggere la propria reputazione.

Nonostante gli anni passati in Giappone, Philip resta uno straniero, un gaijin: lo dimostra il fatto che la sua reazione quando gli offrono il lavoro è l’incomprensione. Perché si tratta sì di recitare, ma nella vita vera delle persone, dove realtà e finzione collidono pericolosamente. Accettata la sfida, il protagonista intreccia due relazioni chiave: quella con la piccola Mia (Shannon Gorman) e quella con il vecchio Kikuo (Akira Emoto), attore spaventato dall’idea di essere dimenticato, mentre sta già dimenticando sé stesso a causa della malattia. Nonostante la prima regola del mestiere sia non lasciarsi coinvolgere, Philip non può farne a meno, soprattutto non avendo mai avuto un padre, trovandosi perciò a vivere questa esperienza per la prima volta. Rispecchiandosi nella solitudine altrui, il protagonista trova la sua vocazione nel rendere felici gli altri, scoprendo che l’ascolto e la presenza sono i doni più preziosi che possa dare e ricevere a sua volta.

Il film inizia con una citazione cinematografica significativa: tornato a casa, Phillip si mette alla finestra e guarda nei palazzi di fronte, osservando le vite degli inquilini, proprio come James Stewart ne “La finestra sul cortile“. Quella di mettersi alla finestra a osservare gli altri è la versione analogica di ciò che facciamo quotidianamente aprendo i social: spiare frammenti di vite altrui, spesso comparandole alla nostra e uscendone insoddisfatti. Nell’era dell’individualismo, Hikari dirige un film toccante sul bisogno di creare connessioni autentiche. Piuttosto che indugiare sugli aspetti più oscuri della felicità a pagamento offerta dalle agenzie, la regista preferisce esplorare l’importanza dell’empatia verso gli altri e verso noi stessi. Lo stile intimo e realistico, sottolineato dalle ambientazioni in spazi periferici e davvero vissuti, conferiscono al racconto un’ulteriore profondità emotiva.

“Rental Family – Nelle vite degli altri” è, in definitiva, un film sulla ricerca del proprio posto nel mondo, che spesso è più vicino agli altri di quanto immaginiamo. È un racconto di condivisione, scambio, ascolto che il protagonista offre agli altri e che gli torna indietro in cambio. È insomma il tentativo di mettere insieme solitudini diverse e trasformarle in qualcosa di condiviso, perché insieme si vive decisamente meglio.

Alberti Aurora

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