Maggie Gyllenhall, alla sua seconda regia, riunisce un cast d’eccezione capitanato da una travolgente Jessie Buckley per riscrivere in chiave femminista la storia della moglie di Frankenstein
- Regia di: Maggie Gyllenhall
- Anno: 2026
- Durata: 126 minuti
- Cast principale: Jessie Buckley, Christian Bale, Penélope Cruz, Jake Gyllenhall, Peter Sarsgaard, John Magaro, Annette Bening, Zlatko Burić
Chicago, 1936. Ida (Jessie Buckley) vive ai margini della malavita, collaborando con la polizia come informatrice sulle attività del mafioso Vito Lupino (Zlatko Burić). Posseduta dallo spirito di Mary Shelley, che vede in lei la perfetta Sposa per la sua Creatura, Ida sbeffeggia Lupino e dopo una lite con i suoi sgherri viene uccisa. Nel frattempo Frank (Christian Bale), meglio noto come il mostro di Frankenstein, arriva in città per incontrare la dottoressa Euphronious (Annette Bening) chiedendole di creare per lui una compagna. La prescelta è Ida: riportata in vita senza alcun ricordo del suo passato e ribattezzata Penelope, la donna inizia una seconda vita fatta di amore, lotta femminista e ricerca di una propria identità.

Nel 1935 usciva al cinema “La sposa di Frankenstein” che, nonostante il titolo, dedicava alla Sposa circa cinque minuti in scena e nessuna battuta: soltanto un urlo terrorizzato di fronte alla vista del futuro marito. Maggie Gyllenhall decide di ribaltare la prospettiva: la Sposa non è solo oggetto del desiderio di Frankenstein, ma un soggetto con una voce e un ruolo attivo nel suo stesso racconto. Questa riscrittura in chiave femminista e anarchica esplora i pensieri, i desideri, la ricerca di identità di una donna che vive in un mondo patriarcale oppressivo.
Avvicinata da due uomini che le fanno avances indesiderate fuori da un locale, Penelope viene difesa da Frank che finisce per ucciderli. Così entrano in scena Jake (Peter Sarsgaard) e Myrna (Penelope Cruz), un detective e la sua brillante segreteria (la vera “mente” nell’inchiesta), che indagano sui due fuorilegge inseguendoli per tutto il paese. Questi personaggi introducono l’atmosfera più noir del film. L’ambientazione nella Chicago anni ’30 permette alla regista di raccontare un contesto patriarcale mafioso e violento, che letteralmente taglia la lingua alle donne per assicurarsi il loro silenzio davanti alla polizia. Penelope rivendica la sua autonomia attraverso fiumi di parole ispirati dalla possessione di Mary Shelley: grazie alla parola riafferma la sua esistenza, dando voce a tutte le donne oppresse, sminuite, uccise e restituendo loro la dignità che meritano.
Il film racconta la genesi della Sposa, dalla sua creazione alla sua emancipazione. Ma come può una donna rendersi libera se vive in un sistema oppressivo? Capovolgendo quel sistema. La Sposa è anarchica, sovverte le regole sociali, e trova in Frank un “partner in crime”, con cui vivere liberamente la sua identità e la sua rinascita. Insieme i due diventando una sorta di versione horror di Bonnie e Clyde, uniti dal fatto di essere due outcast, guardati con disprezzo dalla società e per questo affini.

A solo un mese dall’uscita al cinema di “Hamnet“, con questa nuova prova attoriale Jessie Buckley conferma la sua estrema versatilità, dando vita a un’interpretazione sopra le righe eppure viscerale. Il suo personaggio è caratterizzato da un mix di rabbia e vitalità che si riflette anche nel suo look, perfetto incontro tra fascino delle dive anni ’30 come Marlene Dietrich e un’estetica decisamente punk e ribelle. Insieme a Buckley, Christian Bale nei panni di un Frankenstein vulnerabile e alla disperata ricerca del grande amore. Nel cast anche altri grandi nomi come Penelope Cruz nel piccolo ma significativo ruolo dell’aspirante detective Myrna, in continua lotta per essere considerata seriamente nel suo lavoro, e poi Jake Gyllenhall, che compare nei panni dell’attore cinematografico preferito di Frank.
“La Sposa!” è un’opera originale, inaspettata e anche abbastanza divisiva, tra chi ne ha apprezzato l’intento creativo e chi sostiene che vi siano troppi temi e intrecci narrativi, oltre a un femminismo a tratti didascalico (che è una critica condivisibile). Definita come un mix (un “Frankenstein” per l’appunto) tra “Bonnie e Clyde”, “Povere Creature” e le istanze del movimento del Me Too, in realtà l’opera riesce a brillare di luce propria. Per citare una battuta del film “La Sposa è soltanto la Sposa!”. Non un sequel, non un remake, ma una creatura cinematografica inedita, che sfugge alle etichette di genere mescolando commedia demenziale, horror e critica sociale con una libertà creativa invidiabile.
Alberti Aurora


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