La tua bocca brucia

Fragilità mentale, lutto, traumi infantili ma anche sensualità e frivolezza: un concentrato di opposti il cui distillato è Nell, memorabile protagonista incarnata da un’inedita Marilyn Monroe.

  • Regia di: Roy Ward Baker
  • Anno: 1952
  • Durata: 76 minuti
  • Cast principale: Marilyn Monroe, Richard Widmark, Anne Bancroft

Nell (Marilyn Monroe) viene chiamata dallo zio Eddie, ascensorista di un noto hotel di New York, per fare da babysitter a Bunny, figlia di una ricca coppia di ospiti. Arrivata da poco in città e in cerca di un lavoro, Nell accetta. Nella stanza di fronte alloggia Jed (Richard Widmark), che è stato lasciato da Lyn (Anne Bancroft). I due, entrambi cuori solitari, decidono di incontrarsi ma Nell diventa ossessionata da Jed, scambiandolo per il fidanzato aviatore morto durante la guerra.

Basato sul romanzo “Mischief” di Charlotte Armstrong, il film diretto da Roy Ward Baker ha segnato un doppio debutto: quello sul grande schermo di Anne Bancroft e quello di Marilyn Monroe in un ruolo da protagonista. All’epoca la Bancroft aveva solo 21 anni e nel film il suo ruolo è principalmente canoro: Lyn infatti è la cantante dell’hotel in cui si svolge la vicenda, dove Jed la incontra per chiarire i motivi della loro rottura. La donna lo accusa di essere freddo e cinico. Sarà il drammatico incontro con Nell a determinare un cambiamento nel carattere dell’uomo, rendendolo finalmente più sensibile.

Ben lontana dalle corde della “bionda svampita” che l’avrebbe resa universalmente nota soltanto un anno dopo ne “Gli uomini preferiscono le bionde”, con questa interpretazione la Monroe ha messo in tavola per la prima volta le sue capacità recitative in un ruolo profondamente drammatico. Il film affronta, attraverso un racconto circoscritto a un paio di ambienti e segnato da una tensione crescente, le tematiche del lutto, della malattia mentale e dei traumi derivanti da un’infanzia di abusi. Quest’ultimo aspetto viene esplicitato nel modo in cui Nell si rapporta a Bunny: è nervosa e a tratti aggressiva, tanto da farci temere per l’incolumità della bambina, vista come un intralcio tra Nell e il suo innamorato. Un atteggiamento che deriva dal modo violento in cui lei stessa è stata trattata da piccola, come racconta a Jed. Con lui viene alla luce l’altro trauma, quello della perdita del fidanzato. Scoperto che anche Jed è un pilota di aerei, Nell cade gradualmente in un vortice di ricordi da cui non riesce più a uscire, sovrapponendo l’immagine del suo Phil a quella dell’uomo che ha di fronte.

Sul piano della sceneggiatura, il film applica con rigore i meccanismi della suspense e dell’introspezione psicologica dei personaggi, anticipando anche soluzioni visive di un capolavoro successivo come “La finestra sul cortile”. Proprio come James Stewart, Jed osserva la vita degli altri attraverso il vetro della sua stanza d’albergo, in cui la finestra diventa come un ponte sospeso tra realtà e desiderio, tra solitudine e nuovi incontri. La principale nota di merito del film resta comunque la caratterizzazione dei personaggi, dal protagonista burbero capace di stupire con la sua sensibilità, fino alla classica vicina pettegola con il fiuto per il pericolo.

Nonostante il fuorviante erotismo ricercato dal titolo italiano, “La tua bocca brucia” (in inglese “Don’t Bother to Knock”) si rivela un thriller teso e psicologicamente disturbante, che dà spazio a un’intensa interpretazione della Monroe, certamente la più viscerale e tormentata della sua carriera, capace di trasmettere con repentini cambi nello sguardo e nella gestualità tutta la fragilità del suo personaggio. “Ci sono delle ferite che nemmeno il tempo cancella” dice Nell in un momento di sconforto. E per noi spettatori la ferita più grande è sicuramente non aver potuto godere più a lungo di un talento straordinario, e troppo a lungo sottovalutato, come quello di Marilyn Monroe.

Alberti Aurora

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