Per evadere da una cella durante una dittatura non servono piani strampalati: basta la capacità di continuare a sognare nonostante tutto.
- Regia di: Bill Condon
- Anno: 2026
- Durata: 128 minuti
- Cast principale: Jennifer Lopez, Tonatiuh, Diego Luna
Argentina, 1981. Negli ultimi anni di guerra sporca*, il marxista Valentin Arregui (Diego Luna) e il vetrinista gay Luis Molina (Tonatiuh) si ritrovano a condividere una cella in carcere. Per distrarsi dagli orrori quotidiani della prigione, Luis racconta a Valentin la trama del suo film preferito, un melodramma anni ’40 con protagonista l’attrice Ingrid Luna (Jennifer Lopez) nel doppio ruolo dell’indipendente Aurora e della misteriosa Donna Ragno, che uccide la sua preda con un bacio: un racconto che si fa sempre più metafora del rapporto tra i due uomini in carcere.

A cinquant’anni dalla pubblicazione del romanzo di Manuel Puig, torna sul grande schermo un nuovo adattamento di questa grande storia di amore per la libertà, la vita e il cinema. Dopo l’omonimo l’adattamento cinematografico di Hector Babenco del 1986, la storia aveva ispirato un musical, grande successo a Broadway, di cui questo nuovo film è la trasposizione. Inutile fare paragoni tra il vecchio e il nuovo, perché si tratta di due film molto diversi fra loro per tono e obiettivi. Se la versione del 1986 metteva più in risalto gli aspetti drammatici della vicenda, in particolare il ruolo doppiogiochista di Molina e il passato di Valentin, questa nuova trasposizione si svolge per buona parte nella fantasia di Luis, mettendo al centro una riflessione sul legame tra ricerca della propria identità e lotta politica.
Il racconto di Molina progressivamente prende vita diventando un film nel film, in cui Luis inserisce se stesso e Valentin nei panni dell’assistente e dell’amante di Aurora, che trovato l’amore deve sacrificarlo per la maledizione della Donna Ragno. La storia del musical di Molina si fa sempre più metafora della relazione che stanno costruendo i due uomini in carcere e del percorso personale di Molina verso un’identità femminile che può realizzarsi soltanto nella sua immaginazione. Qui il regista inserisce gli innesti musicali, eleganti e colorati, in opposizione alla realtà grigia e opprimente della prigione, per raccontare un‘idea cinema come mezzo di evasione e salvezza. In questo senso, il numero più emozionante è quello sulle note di “She’s a Woman”, un finale riconoscimento dell’identità di Molina.

In questo cast dove tre attori interpretano sette ruoli diversi, la stella più luminosa è quella di Tonatiuh: giovane attore emergente, si cala nel ruolo di Molina con una naturalezza e una sensibilità sorprendenti, oltre ad eccellere anche nelle sequenze musical. Diego Luna poi è ottimo nei due ruoli opposti dell’amante raffinato di Aurora e del rivoluzionario tormentato Valentin, tutto marxismo e rettitudine. Alla fine anche il suo personaggio, dopo tanti momenti di dolore, paura e sostegno reciproco condivisi con Molina, riscoprirà la bellezza di fidarsi di nuovo di qualcuno. Infine c’è Jennifer Lopez, su cui poggiavano grandi aspettative ma che, per quanto a suo agio nelle sequenze musical, è molto meno convincente sul piano della recitazione.
A proposito dei numeri musicali, la scelta è stata quella di citare, nelle ambientazioni, nei costumi e nella regia, altre scene famose dalla storia del cinema, da “L’allegra fattoria” con Judy Garland, al grande classico “Cantando sotto la pioggia”: una scelta che da una parte fa perdere inevitabilmente originalità al film, ma dall’altra è perfettamente coerente con l’amore di Molina per il genere musical, che conosce e da cui attinge per dare vita al film della sua stessa vita. Bill Condon, già regista e sceneggiatore di grandi musical, da “Chicago” a “The Greatest Showman”, sa come muovere la macchina da presa per dare respiro alle sequenze rendendo spettacolare ogni numero, arricchito da colori vibranti e canzoni emozionanti.
Purtroppo, contrariamente al grande successo del film del 1986, questa nuova versione non ha riscosso altrettanto favore da parte di pubblico e critica. Vero è che, al giorno d’oggi, una storia così apertamente queer non è più dirompente come lo era 40 anni fa, a pochi anni dall’epoca di ambientazione dei fatti. Nonostante tutto, questo resta un ottimo film da recuperare se amate i grandi musical hollywoodiani e per apprezzare le interpretazioni dei protagonisti, in particolare Tonatiuh, di cui sentiremo certamente riparlare.
Alberti Aurora


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