Morboso, folle, grottesco: tre aggettivi per descrivere il nuovo film di Yorgos Lanthimos, uscito al cinema da pochi giorni e già capace di dividere critica e pubblico
- Regia di: Yorgos Lanthimos
- Anno: 2024
- Durata: 165 minuti
- Cast principale: Emma Stone, Jesse Plemons, Willem Dafoe, Margaret Qualley
Yorgos Lanthimos è tornato al cinema con un film dalla struttura particolare, che al giorno d’oggi non si vede spesso: un film a episodi, composto da tre storie unite da alcuni elementi ricorrenti, tra cui il cast sempre uguale che interpreta personaggi diversi. Al centro di tutte le storie sono le relazioni d’amore tra i personaggi: amori malati, tossici, che spingono i protagonisti a compiere gesti folli pur di sentirsi amati. Il titolo parla di “tipi di gentilezza” ma va inteso in senso puramente ironico: le azioni dei personaggi sono di totale servilismo e compiacimento della volontà altrui, finanche di sacrificio fisico e psicologico.

Gli attori principali sono Emma Stone, ormai alla terza collaborazione con il regista dopo “La favorita” e “Povere Creature!”, Willem Dafoe, Jesse Plemons, Margaret Qualley e Hồng Châu. Emma Stone è ormai attrice feticcio di Lanthimos, perfetta per portare sul grande schermo quel prototipo di donna forte e sicura di sé (ma anche un po’ folle) su cui Lanthimos lavora da diversi film. In questo progetto si fa notare soprattutto Jesse Plemons, premiato come miglior attore al Festival di Cannes per la sua interpretazione, perfetto sia nel ruolo della vittima che del carnefice.
Nella prima storia Robert (Plemons) vive un rapporto di subalternità rispetto a Raymond (Dafoe), dove uno decide nei minimi dettagli la vita dell’altro, dall’aspetto fisico fino alla vita coniugale. Quando la richiesta diventa eccessiva però Robert si ribella, scoprendo il trauma della solitudine e l’incapacità di vivere senza una guida: l’obbedienza cieca è un sacrificio che vale la pena fare pur di sentirsi amati.
Nella seconda storia Daniel (Plemons) è un poliziotto devastato dalla scomparsa della moglie Liz (Stone), biologa marina dispersa durante una spedizione. Quando finalmente Liz viene ritrovata e torna a casa, Daniel si convince che quella donna non sia sua moglie, a causa di alcuni comportamenti diversi dal solito. Sempre più preso dalla sua paranoia, mette alla prova l’amore della donna con richieste via via più estreme.
Nella terza storia Emily (Stone) e Andrew (Plemons), membri di una setta capitanata da Omi (Dafoe), vanno alla ricerca di una ragazza capace di resuscitare i morti che possa diventare la nuova leader spirituale del gruppo. Durante la ricerca Emily rivede la figlia e il marito che si è lasciata alle spalle per entrare nella setta, subendo un’esperienza traumatica che le cambia la vita.

Con “Kinds of Kindness”, Lanthimos ritorna allo stile e ai temi che caratterizzavano i suoi primi film, “Dogtooth”, “The Lobster” e “Il sacrificio del cervo sacro”: film macabri, disturbanti, scioccanti sul piano visivo e psicologico. Questo “ritorno al passato” è esplicitato dalla collaborazione con Efthymis Filippou, già sceneggiatore dei suddetti film. Anche questo film si caratterizza per momenti di crudeltà inaudita e altri di pura follia e situazioni grottesche: l’agire insensato dei personaggi e la loro estremizzazione ci fanno ridere, ma di una risata amara. A questa contrapposizione contribuisce anche la colonna sonora, che unisce brani pop come “Sweet Dreams (Are Made of This)” alle musiche di Jerskin Fendrix, costituite da pochi accordi di pianoforte e cori di voci inquietanti.
Quel che conta in questo film non sono tanto i singoli intrecci narrativi (su cui troppe critiche si sono concentrate), quanto la riflessione che Lanthimos vuole fare sulle relazioni tossiche, sulla mania del controllo, sulla prevaricazione e sui limiti oltre i quali siamo disposti a spingerci per “amore”. All’interno di ogni storia poi ci sono simbologie, immagini e riferimenti che possono prestarsi a diverse interpretazioni, rendendo il film difficile da comprendere per il pubblico più generalista, ma capace di parlare a chi ha già fatto la conoscenza del regista e delle sue tematiche attraverso i suoi primi film.
Alberti Aurora


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