Tonya

Anatomia di una caduta: la storia di Tonya Harding, dal trionfo ai campionati mondiali di pattinaggio al grave scandalo che ha messo fine alla sua carriera

  • Regia di: Craig Gillespie
  • Anno: 2017
  • Durata: 121 minuti
  • Cast principale: Margot Robbie, Sebastian Stan, Allison Janney, Julianne Nicholson, Paul Walter Hauser

Tonya Harding (Margot Robbie) è un’eccellente pattinatrice, cresciuta sulle piste di pattinaggio dove l’ha spinta sua madre LaVona (Allison Janney), una donna crudele e violenta, e dove ha incontrato il marito Jeff (Sebastian Stan), a sua volta un uomo violento. Nonostante la sua bravura, Tonya è disprezzata dai giudici di gara, che la considerano sgraziata e inadatta a rappresentare l’America. Tutto cambia nel 1991, quando vince i Mondiali di pattinaggio eseguendo il triplo axel, un salto difficilissimo riuscito solo a un’altra atleta prima di lei. Inizia un periodo di gloria per l’atleta, che però alle Olimpiadi del ’92 finisce quarta, dietro la rivale Nancy Kerrigan, la quale sarà vittima di un aggressione che vedrà coinvolti Jeff e Tonya alle Olimpiadi del ’94. Con questo grave scandalo si chiuderà per sempre la parabola di Tonya Harding, stella ribelle del pattinaggio.

Il film si apre con un disclaimer: il racconto è “tratto da interviste assolutamente vere, totalmente contraddittorie e prive di qualsiasi ironia”. E a ribadire questo concetto ci pensano gli stessi personaggi, che durante il film infrangono spesso la quarta parete per commentare ciò che ha detto l’altro, negando o cambiando la versione del racconto: in questo modo lo spettatore non sa mai a chi credere davvero. Questa trovata rende efficacemente il burrascoso rapporto tra Jeff e Tonya, fatto di menzogne, violenza e amore malato, che ha portato i due a trascinarsi a fondo a vicenda.

La violenza fisica e verbale è il fil rouge che lega tutte le fasi della vita di Tonya: durante l’infanzia e l’adolescenza vive con una madre tremenda e in età adulta, convinta di aver finalmente trovato l’amore, si ritrova invece vittima nel suo stesso matrimonio. L’intensità del film si deve ai suoi grandi interpreti, tra i quali spicca Margot Robbie: la sua Tonya è una donna forte, impetuosa ma anche fragile, che incanala la sua rabbia nel pattinaggio, che vede come una forma di riscatto. La Robbie ci regala un’interpretazione davvero emozionante, che ha meritatamente segnato un passo fondamentale nella sua carriera. Il plauso va anche ad Allison Janney che per il suo ruolo ha vinto l’Oscar alla miglior attrice non protagonista. La sua LaVona risulta una donna davvero mostruosa, capace di tutto meno che di amare sua figlia.

Il film si concentra molto sul privato della Harding, ma non trascura ciò l’ha resa tristemente nota: “l’incidente” delle Olimpiadi del ’94. Prima dell’evento Nancy Kerrigan fu colpita al ginocchio con un manganello da un uomo ingaggiato da Jeff, con l’intenzione di metterla fuori gioco e lasciare la vittoria a Tonya. L’atleta fu accusata di complicità perché a conoscenza del piano e per il suo comportamento fu radiata a vita dalla federazione di pattinaggio statunitense. Nonostante non si possano certo prendere le sue difese, la scena della condanna nel film risulta davvero straziante.

“Tonya” è la storia di un’outsider che avrebbe potuto essere una stella e che invece, frequentando le persone sbagliate, si è fatta trascinare nel fango, diventando un personaggio negativo capace di segnare profondamente la cultura americana. L’America vuole degli eroi ma anche dei colpevoli: Tonya Harding è stata entrambi e per questo non sarà mai dimenticata.

Alberti Aurora

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