Volonté – L’uomo dai mille volti

In occasione dei 30 anni dalla scomparsa, ecco il doc dedicato a Gian Maria Volonté, attore versatile e impegnato, protagonista della grande stagione del cinema politico italiano.

  • Regia di: Francesco Zippel
  • Anno: 2024
  • Durata: 80 minuti
  • Cast principale: Giovanna Gravina Volonté, Valeria Golino, Pierfrancesco Favino, Toni Servillo, Fabrizio Gifuni

Festival di Cannes, 1972. La giuria assegna il Grand Prix ex aequo a due film, “La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri e “Il caso Mattei” di Francesco Rosi. Cos’hanno in comune queste due opere? Il protagonista, un immenso Gian Maria Volonté, che viene ufficialmente riconosciuto come uno dei più grandi interpreti del cinema italiano e come il simbolo di una stagione irripetibile, quella del cinema politico. Attore camaleontico, capace di calarsi nei panni di personaggi diversissimi tra loro, Volonté rimane ancora oggi un simbolo di integrità artistica e morale, perché capace di mettere la sua arte al servizio delle sue battaglie ideologiche.

Il documentario di Francesco Zippel si avvale di estratti di film, filmati d’archivio inediti e varie testimonianze per costruire il ritratto dell’uomo e dell’artista Volonté. La figlia Giovanna e la compagna Angelica Ippolito raccontano l’uomo che amava andare in barca a vela tanto da diventarne istruttore, che vinti i premi cinematografici li regalava agli amici, che non amava rilasciare interviste perché geloso della sua riservatezza. Seguono poi le testimonianze di grandi attori contemporanei, quali Toni Servillo, Pierfrancesco Favino, Fabrizio Gifuni e Valeria Golino, che parlano dell’artista Volonté, riconoscendo in lui un’influenza fondamentale per il loro lavoro.

Uno degli aspetti più ammirati dai colleghi di Volonté era la sua preparazione dei personaggi, simile a quella degli attori del mitico Actors Studio di New York. Quando doveva prepararsi per un personaggio realmente esistito studiava tutti i documenti esistenti, cercando di entrare nella testa di quei personaggi e trasformandosi in qualche modo anche fisicamente. A questo aggiungeva un approfondito studio dei dialetti, che lo rendeva abilissimo nel mettere in scena un accento romano, siciliano e napoletano, nonostante le origini torinesi. Con il suo grande lavoro sui personaggi diventava “coautore del film senza cambiare una riga dello script”. Un’immedesimazione così profonda rendeva più difficile uscire dal personaggio: la compagna Angelica Ippolito ricorda che “viveva con i suoi personaggi”.

L’altro aspetto per cui era più noto Volonté era la sua militanza politica nelle file del PCI, scelta dettata anche dall’esigenza di emancipazione dalla dolorosa storia famigliare, che aveva visto il padre condannato a 30 anni di carcere per essere stato un fascista. Da quel trauma derivava la scelta di politicizzare l’arte: prima di accettare un film l’attore ne valutava la “radice culturale“, ovvero il contesto d’origine e i messaggi che trasmetteva, perché ogni film doveva essere un atto di militanza. Anche per questo molti dei progetti migliori cui ha preso parte denunciavano situazioni sociali scomode, riguardavano fatti di cronaca ambigui o criticavano personalità politiche reali: non a caso si parlava di cinema politico.

Nel trentennale dalla sua scomparsa, questo documentario è un valido mezzo per far conoscere anche ai più giovani la figura di Gian Maria Volontè, sottolineandone l’ impegno civile e la profonda influenza artistica. Questo film è un tributo all’artista ma anche all’uomo, due entità sempre unite. Usciti dalla sala, non si può far altro che sentire l’esigenza di recuperare la filmografia dell’attore per rivedere in azione, in tutta la sua grandezza, “l’uomo dai mille volti“.

Alberti Aurora


PER APPROFONDIRE

Per parlare del metodo di preparazione di Volonté il documentario si sofferma su “Todo Modo”, film di Elio Petri del 1976 che ha fatto incontrare due giganti del nostro cinema: Volonté e Mastroianni. Il confronto tra i due è interessante perché avevano metodi opposti. Di Mastroianni tutti dicevano che sembrava arrivare sul set un po’ per caso, senza mai prendersi troppo sul serio. Affrontava il mestiere dell’attore come un gioco, e appena finiva le sue scene smetteva i panni del personaggio e tornava se stesso. Volonté era l’esatto opposto: lunghe preparazioni, studi e analisi approfonditi, distacco totale da se stesso e personaggi che gli restavano attaccati addosso anche per mesi. Infondo però non c’è un metodo migliore di un altro perché quello che conta è il talento, e questi due ne avevano da vendere…

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