Finalmente l’alba

Saverio Costanzo torna al cinema dopo dieci anni con un film tra i più costosi mai realizzati nel nostro paese: 30 milioni di euro e un cast internazionale per raccontare luci e ombre della Cinecittà degli anni ‘50

  • Regia di: Saverio Costanzo
  • Anno: 2023
  • Durata: 140 minuti
  • Cast principale:  Lily James, Rebecca Antonaci, Joe Keery, Rachel Sennott, Alba Rohrwacher

Mimosa (Rebecca Antonaci) è una ventunenne un po’ ingenua e già promessa sposa a un ragazzo che piace più alla famiglia che a lei. La sua è una vita del tutto ordinaria, almeno finché non arriva a Cinecittà. Come nel più classico dei copioni, mentre accompagna la sorella a una selezione di comparse per un kolossal americano, viene notata dalla star del film, Josephine Esperanto (Lily James), che la vuole subito sul set. A fine giornata Josephine, diretta a una cena con il co-protagonista Sean Lockwood (Joe Keery), e il suo amico Rufo (Willem Dafoe), offre un passaggio in macchina a Mimosa, che da quel momento si trova indissolubilmente legata a quei tre personaggi, che la trascinano a una festa in villa popolata da un microcosmo di oscuri personaggi legati al mondo del cinema.

Buona parte del film si svolge nella villa dove Mimosa scopre la vera faccia – oscura, crudele, manipolatrice – di quelle star che tanto amava da spettatrice. Mimosa è soltanto un passatempo, un gioco nelle mani di Josephine e Sean, che la usano per scatenare la gelosia l’una dell’altro. La festa raccontata da Costanzo omaggia chiaramente quella de “La dolce vita” di Fellini, dove si mescolano sregolatezza, gelosie, capricci e momenti da incubo. Mimosa per gran parte del tempo resta ammutolita di fronte a ciò che vede, allo stesso tempo affascinata e impaurita da un mondo apparentemente dorato eppure corrotto. L’ansia di Mimosa diventa palpabile quando scopre che il luogo in cui si trova è la tenuta di Capocotta, di fronte alla quale il giorno prima è stato ritrovato il cadavere dell’aspirante attrice Wilma Montesi, sua coetanea. All’alba Mimosa esce dalla villa trasformata: si è lasciata alle spalle la sua innocenza e ha una nuova consapevolezza di sé e della sua forza.

Nel processo di scrittura di questo film Costanzo ha voluto raccontare troppe cose, non riuscendo così a dare una linea precisa al film. È allo stesso tempo un racconto di formazione, un film in costume sulla Cinecittà dorata degli anni ‘50, un dramma sui lati oscuri della fama con accenni a fatti di cronaca e persone realmente esistite che però non influiscono davvero sulla trama. Il trailer inoltre suggeriva una storia ancora diversa, quella della classica ragazza del popolo che con la sola forza della passione riesce a esaudire il sogno di diventare una star. Nonostante grossi problemi di trama, il film resta comunque interessante per le performance degli attori e per la grandiosa ricostruzione di un’epoca d’oro del cinema italiano, quei mitici anni ‘50 quando Cinecittà era chiamata la Hollywood sul Tevere.

Alberti Aurora


PER APPROFONDIRE

Nella storia si accenna al caso di cronaca nera di Wilma Montesi, trovata morta per cause mai del tutto chiarite. In origine il film doveva essere dedicato alla sua storia e al caso mediatico che ne è seguito, ma durante la scrittura il regista ha preso una direzione diversa inserendo solo un riferimento al fatto. Per approfondire questo caso consiglio di vedere il video realizzato da Elisa True Crime, che ricostruisce la vicenda nei minimi particolari facendo riflettere anche sull’importanza di mettere sempre in primo piano le vittime in questi casi.

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