Storia della band che ha messo in musica il sogno Californiano degli anni ’60, scrivendo la colonna sonora per le estati di generazioni di giovani (oltre che una grande pagina di storia della musica)
- Regia di: Frank Marshall, Thom Zimny
- Anno: 2024
- Durata: 117 minuti
- Cast principale: Mike Love, Brian Wilson, Al Jardine, Dennis Wilson, Carl Wilson
California, 1961. I fratelli adolescenti Brian, Dennis e Carl Wilson, appassionati di musica e canto, formano una band insieme al cugino Mike Love e all’amico Al Jardine. In quel periodo, nella California del sud, si stava diffondendo tra i giovani la cultura surf, fondata su comportamenti, slang e musiche condivisi da coloro che praticavano lo sport. Si trattava di una vera e propria cultura, rappresentata anche al cinema da film che raccontavano la California come “terra di sole, mare e divertimento”. Tutti quei film erano accompagnati da musiche strumentali realizzate da diverse band, che avevano dato vita al genere della surf music. Dennis Wilson, appassionato di surf, propone alla sua band di creare una canzone in stile surf music ma con anche un testo: è così che nasce “Surfin’”, il primo successo di una lunga serie per i neonati Beach Boys.

Dopo “Surfin” arriva un contratto con la Capitol Records, una delle più importanti etichette discografiche americane, con cui la band produce “Surfin’ Safari” e “Surfin’ USA”. Il successo di questi album è immenso e contribuisce a diffondere nel mondo intero il surf, oltre a quell’idea di una California eternamente assolata dove regna un’estate senza fine. Quella dei Beach Boys dei primi anni è una musica allegra e divertente, che spopola soprattutto tra i teenagers: ben presto la band, sempre più spesso in vetta alle classifiche, si trova folle di ragazze urlanti ai concerti e milioni di giovani fans sparsi per il mondo.
Il documentario racconta la storia della band ma si sofferma in particolare sulla figura di Brian Wilson, vera colonna portante del gruppo in quanto compositore, musicista, produttore e cantante. Nonostante la mancanza di una formazione musicale professionale, Brian Wilson fin da giovane aveva dimostrato un grande talento per la composizione. Quando i Beach Boys iniziano ad avere successo e devono andare in tour in giro per il mondo la situazione diventa insostenibile per Brian, colpito da frequenti attacchi di panico. Così viene chiamato un sostituto e Brian torna a casa, dove può concentrarsi sulla composizione di nuovi brani per la band. Questa modalità operativa andrà avanti per molti anni, portando alla creazione di fatto di due band, una dedicata alle registrazioni e una ai tour.

Dalla metà degli anni ’60 per la band inizia una fase di svolta che passa per una serie di cambiamenti: recidono il contratto con la Capitol Records perché Brian Wilson vuole produrre personalmente gli album e sperimentare sempre più con la musica e i testi, licenziano il manager Murry Wilson (padre dei tre fratelli e presente fin dall’inizio) e infine iniziano ad allontanarsi dalle sonorità della surf music, per iniziare un percorso di maturazione, reso necessario dal travolgente successo di un’altra band molto amata dai giovani, i Beatles.
La parte del documentario che si sofferma sulla rivalità tra Beach Boys e Beatles è molto interessante perché utilizza testimonianze degli stessi Brian Wilson e Paul McCartney, che raccontano come hanno vissuto questa sfida in prima persona. Quando nel 1964 i Beatles sbarcano in America, i Beach Boys si sentono minacciati e iniziano a sperimentare nuove sonorità, testi più maturi e un approccio orchestrale alla musica. Il momento più alto della sfida arriva quando Brian Wilson ascolta l’album dei Beatles “Rubber Soul” e pensa a un concept album per i Beach Boys: nasce così “Pet Sounds”, riconosciuto come uno dei migliori album della storia della musica (nonostante lo scarso successo commerciale all’uscita) e lodato dagli stessi Beatles come un album di grande qualità, che ha ispirato anche i loro lavori successivi. Secondo il critico musicale Josh Kun, intervistato nel documentario
Non dovremmo pensarla tanto come competizione ma piuttosto come collaborazione. Quella sana competizione faceva progredire la musica, la cultura, faceva progredire il rock e ciò che poteva essere. E mi sono sempre chiesto se, gli uni senza gli altri, la loro musica sarebbe stata così com’è?
Forse il pubblico più generalista ricorda i Beach Boys soprattutto per le loro camicie a righe e la canzoni dell’era surf, ma il loro contributo alla storia della musica è andato ben oltre e merita certamente di essere ricordato. È stato interessante scoprire come la musica dei Beach Boys, e in particolare il lavoro di Brian Wilson, considerato un vero e proprio genio della musica, abbiano influenzato anche generazioni di artisti successivi oltre che loro contemporanei. Questo documentario è perfetto per chi sa poco o niente della band (a parte gli intramontabili testi delle loro canzoni) e vuole farsi una cultura generale: rimarrete sorpresi dalla parabola di questo gruppo nato da una banda di ragazzini, diventato un fenomeno di massa, poi dimenticato e riscoperto nel giro di due decenni. Se ancora non siete convinti, sappiate che la colonna sonora è ottima!
Alberti Aurora


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