Il racconto del massacro delle Olimpiadi di Monaco da un punto di vista nuovo, quello di chi ha dovuto raccontarlo al mondo in una drammatica diretta tv
- Regia di: Tim Fehlbaum
- Anno: 2024
- Durata: 95 minuti
- Cast principale: John Magaro, Leonie Benesch, Ben Chaplin, Peter Sarsgaard
Il 5 settembre 1972, durante le Olimpiadi di Monaco, un commando di terroristi palestinesi assalta le stanze della delegazione israeliana uccidendo due atleti e prendendone in ostaggio nove. La redazione sportiva dell’emittente americana ABC si trova a Monaco per raccontare, per la prima volta nella storia, le Olimpiadi in diretta televisiva. Geoffrey Mason (John Magaro) giovane e ambizioso regista, sarà costretto a prendere decisioni difficili e mettere alla prova i limiti del diritto di cronaca, al comando di una diretta televisiva che farà la storia.

Quella raccontata da “September 5” è una pagina tragica nella storia dei giochi Olimpici, che ha avuto un impatto sociale e mediatico enorme, tanto da aver ispirato diversi libri e film. L’originalità di questo film sta nel raccontare l’evento da un punto di vista nuovo, quello dei giornalisti che hanno “creato il punto di vista” per il resto del mondo attraverso la televisione. Lasciando sempre gli eventi fuoricampo, il regista Tim Fehlbaum realizza un thriller ad alta tensione, tutto ambientato nel claustrofobico studio della ABC, concentrandosi sui dilemmi morali dei giornalisti che hanno dato vita a quella diretta storica, seguita da oltre 900 milioni di persone.
Pur conoscendo la drammatica conclusione della vicenda, è impossibile non essere risucchiati nell’attività febbrile della redazione e sentirsi parte dell’incertezza collettiva che ha dominato quella fatidica giornata. Il montaggio, serratissimo, mescola sapientemente immagini di repertorio con nuovo girato, fondendo regia televisiva e cinematografica. Un aspetto notevole del film è proprio il racconto della modalità di fare regia in un’epoca in cui la televisione era ancora analogica: dallo sviluppo delle pellicole, allo spostamento di enormi telecamere fino alla creazione delle didascalie una lettera per volta.

La grande tensione costruita dalla storia è sostenuta magistralmente dalle interpretazioni del cast, che riesce a delineare efficacemente i caratteri dei personaggi. John Magaro interpreta Geoffrey, il giovane regista che, insieme ai responsabili Marvin Bader e Roone Arledge, si trova a dover bilanciare il diritto di cronaca con il rischio di aggravare una situazione già drammatica. Leonie Benesch è Marianne, la traduttrice del gruppo, il cui ruolo è fondamentale per la rapida comprensione degli eventi. In quanto tedesca, Marianne si sente ancora più toccata dal massacro perché riconosce che diverse scelte fatte dal suo paese hanno contribuito alla tragedia. Fin dall’inizio, infatti, le misure di sicurezza all’interno del villaggio olimpico sono state ridotte all’osso, per trasmettere l’immagine di una Germania finalmente pacifica, ma questo aspetto si è rivelato un vantaggio per i terroristi.
In soli 95 minuti, il film costruisce una narrazione serrata che riflette sulla responsabilità etica dei giornalisti. La televisione non si limita a raccontare i fatti: li condiziona, li amplifica e, talvolta, li altera a favore di pubblico e sponsor. Ci si interroga sui limiti del diritto di informazione e sul peso delle scelte dei giornalisti: fino a che punto è possibile raccontare la verità senza urtare la sensibilità del pubblico? E se la trasmissione avesse influito sugli eventi che stava documentando? Quel che è certo è che quella diretta, con la famigerata immagine del terrorista col passamontagna affacciato al balcone, ha segnato un punto di svolta per il racconto della cronaca (nera) nella cultura di massa.
Alberti Aurora
PER APPROFONDIRE
Questo evento è stato talmente impattante a livello mediatico da aver ispirato ben cinque film, di cui due molto noti. Il primo è il documentario premio Oscar del 1999 “Un giorno a settembre” di Kevin Macdonald, che ricostruisce i fatti con riprese televisive dell’epoca, interviste ai familiari delle vittime e una esclusiva a un terrorista. Il secondo è “Munich” di Steven Spielberg del 2005, racconto degli eventi che seguirono il massacro di Monaco e del piano di vendetta attuato dal governo israeliano. Per il suo film Spielberg si è basato sul libro “Vendetta” di George Jonas, che descrive più approfonditamente la situazione politica dell’epoca e la missione degli agenti del Mossad.


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