Morire di fame o rischiare di morire mangiando? Il paradosso delle assaggiatrici del Führer nel nuovo film di Silvio Soldini tratto dall’incredibile romanzo di Rosella Postorino.
- Regia di: Silvio Soldini
- Anno: 2025
- Durata: 127 minuti
- Cast principale: Elisa Schlott, Max Riemelt, Alma Hasun, Emma Falck
Nel 1943 Rosa Sauer (Elisa Schlott) fugge dai bombardamenti di Berlino e si trasferisce nei pressi del confine orientale con la Russia, nel paesino di campagna dove vivono i suoceri. Nella foresta confinante con il villaggio si trova il quartier generale di Hitler, la Tana del Lupo. Mentre il marito Gregor è al fronte, Rosa e altre sei donne vengono reclutate per diventare assaggiatrici del cibo del Führer, che temeva di essere avvelenato. Tra la fame vorace e la paura di morire, le donne stringeranno amicizie e condivideranno ansie e segreti. Finché Rosa non si innamorerà del perfido ufficiale SS Albert Ziegler (Max Riemelt), trovandosi in una situazione a dir poco complessa.

Diretto da Silvio Soldini, il film è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Rosella Postorino, ispirato all’incredibile storia vera di Margot Wölk, l’unica assaggiatrice sopravvissuta alla guerra. Margot non aveva mai parlato della sua esperienza di assaggiatrice fino a poco prima di morire, nel 2017: nessuno quindi era a conoscenza del tremendo lavoro di queste donne.
La potenza di questa storia risiede nella situazione paradossale in cui si trovavano queste donne. Mentre la gente moriva di fame, loro erano pagate per mangiare squisite prelibatezze che avrebbero potuto ucciderle ad ogni morso. Il film esplora quindi i conflitti morali e le relazioni di queste donne in una situazione in cui vita e morte sono in bilico. Il film non mostra mail la guerra né il Führer. Ciò nonostante la tensione è sempre alta perché la paura di morire avvelenate cala come una cappa sulla tavola imbandita, togliendo la fame a chi non vedeva l’ora di mangiare. E non è certo rassicurante la risposta dello chef alla domanda di Rosa sulle probabilità che il cibo sia avvelenato: “Le stesse che abbiamo di perdere la guerra“.
Nonostante l’accurata ricostruzione storica di ambienti e costumi e l’ottimo lavoro delle attrici, il film presenta alcune scelte scontate per il genere e un certo appiattimento nei caratteri delle protagoniste, dall’eroina tragica alla ragazza ingenua e romantica fino all’amica misteriosa. Questa caratteristica risulterà più evidente a chi si approccerà alla visione dopo aver letto il romanzo della Postorino. L’opera originale, infatti, approfondisce meglio conflitti morali e riflessioni intime che si susseguono nella mente di Rosa in relazione a se stessa e al suo rapporto con le altre. Grande spazio è dato alla misteriosa Elfriede, riluttante ad accettare “la berlinese” salvo poi diventarne amica, ma in modo diverso da quel che mostra il film.

Più attinente al romanzo invece la storia d’amore fra Rosa e il tenente Ziegler, nata essenzialmente dalla voglia di scappare da un clima mortifero per tornare a sentirsi vivi. Rosa sviluppa presto un forte senso di colpa per questa relazione che sente sbagliata perché entrambi sono sposati ma soprattutto perché Ziegler dimostra ben presto un animo spietato. Eppure non riesce a staccarsi dal tenente perché quell’”amore” può essere anche un’opportunità di salvezza e la priorità non è la morale ma la sopravvivenza.
Il film si inserisce nel filone delle opere che per raccontare la Seconda Guerra Mondiale si allontanano dalla prima linea preferendo prospettive inedite (lo stesso fanno “La zona d’interesse” di Jonathan Glazer e “Vermiglio” di Maura Delpero). Questa volta la prospettiva è quella delle donne e dei loro corpi, su cui si gioca l’inestimabile vita del leader. Le protagoniste di questa storia non sono eroine: sono “giovani e sane donne tedesche”, allo stesso tempo vittime e complici del regime in cui sono cresciute. Sono donne che hanno fatto quello che dovevano per sopravvivere, nel bene e nel male.
Alberti Aurora


Lascia un commento