Per molti il paradiso è un’isola tropicale lontana da tutto, con spiagge bianche e alte palme. Almeno finché non arrivano altri umani: con i vicini sbagliati anche l’Eden può diventare l’Ade.
- Regia di: Ron Howard
- Anno: 2025
- Durata: 120 minuti
- Cast principale: Jude Law, Vanessa Kirby, Daniel Brühl, Sydney Sweeney, Ana de Armas
Nel 1929 il dottor Friedrich Ritter (Jude Law) e la compagna Dora Strauch (Vanessa Kirby) lasciano la Germania oppressa dalla crisi economica e dall’avvento del regime nazista per stabilirsi sull’isola disabitata di Floreana, nell’arcipelago delle Galapagos. Obiettivo del dottore è isolarsi dal mondo per elaborare una filosofia radicale che “salvi l’umanità da se stessa”. Ispirati dalle gesta del dottore, nel 1932 a Floreana arrivano anche i coniugi Heinz e Margret Wittmer (Daniel Bruhl e Sidney Sweeney) con il figlio di lui, seguiti poco tempo dopo dall’eccentrica baronessa Eloise Wagner de Bousquet (Ana De Armas), portata a spalla dai suoi amanti e decisa a costruire sull’isola un esclusivo resort per milionari.

Ron Howard torna dietro la macchina da presa per raccontare una storia vera che ha dell’incredibile, che aveva destato molto clamore negli anni ’30. Le fonti per ricostruire la vicenda sono stati due resoconti contrastanti, quello di Dora e quello di Margret, quest’ultimo scritto in risposta al primo. Oltre agli scritti sono giunte fino a noi anche delle pellicole, girate da marinai di passaggio sull’isola, e le lettere del dottor Ritter, pubblicate dai giornali a cui lui le spediva per raccontare la sua ricerca intellettuale. Avendo come materiali di partenza due racconti opposti, sarebbe stata l’occasione perfetta per costruire il film dai due punti di vista instillando il dubbio nello spettatore, mentre il regista ha preferito scegliere una strada e seguirla fino in fondo. Questa è solo una delle occasioni sprecate di questo film.
La seconda riguarda le interpretazioni degli attori. Indubbiamente l’appeal di questo film sta proprio nel suo cast stellare: Jude Law, Vanessa Kirby, Ana de Armas, Daniel Brühl e Sidney Sweeney. Peccato allora che Daniel Brühl nel suo ruolo risulti piatto mentre Jude Law sia un concentrato di egocentrismo di cui restano molti muscoli e poco cervello. Il suo personaggio si rivela un insopportabile falso rivoluzionario, alla disperata ricerca di approvazione da parte degli intellettuali di quel mondo borghese che aveva rinnegato.
Più interessanti invece i personaggi femminili: Sydney Sweeney nell’originale ruolo della brava moglie innocente capace però di una forza e di una previdenza incredibili e Vanessa Kirby nel ruolo complesso di compagna e discepola del dottore, apparentemente sua succube ma in realtà molto più forte di lui (sfortunatamente poco sfruttata nella storia). E poi Ana De Armas, la cui baronessa è magistralmente odiosa: manipolatrice fino al midollo, genuinamente crudele e ossessionata dalla perfezione che crede di incarnare, ispirata dalle letture de “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde.

Quello che mette in scena Howard è un microcosmo che rappresenta il mondo, dove si trovano a convivere personalità agli antipodi, guidate da codici morali e stili di vita opposti. Ambientato in delle Galapagos tutt’altro che paradisiache, fotografate con colori desaturati e luci pallide, il film si può ben definire un survival thriller con connotazioni darwiniane – il più adatto sopravvive – dove però a dettare le condizioni di sopravvivenza non è la natura selvaggia, ma l’essere umano. In un’isola dominata da climi estremi e animali selvatici, la minaccia più grande restano i propri simili. Un’osservazione interessante del dottore è che “la democrazia, nelle sue degenerazioni, porta al fascismo e questo alla guerra“. Di fatto questo è ciò che succede sull’isola: da un’iniziale situazione di convivenza nascono manipolazioni, bugie e sopraffazioni che portano a un inevitabile e sanguinoso scontro aperto.
Nonostante non sia uno dei migliori film di Ron Howard, regista di capolavori come Rush, “Eden” resta un discreto survival thriller, soprattutto per le analogie sociopolitiche tra la nostra epoca e quella delle vicende narrate. Parlando del film, infatti, il regista ha dichiarato: “Data l’attuale situazione ambientale del pianeta e il senso di destabilizzazione che viviamo, l’idea di scappare dalla società e credere di potersi rifare una vita più a contatto con la natura viene a molte persone, perciò ho pensato che questa storia fosse ancora più rilevante. Questo film è un esempio di come alcune persone hanno provato quell’esperimento e ottenuto risultati contrastanti.“
Alberti Aurora
*Fonte: “Il sogno dell’Eden alle Galapagos”, Ciak Magazine, 01/2025, pag. 96
PER APPROFONDIRE
La storia di Floreana e dei suoi primi coloni era già stata raccontata, prima del film di Ron Howard, da un documentario del 2013 intitolato “The Galapagos Affair: Satan Came to Eden”, un titolo particolarmente evocativo per descrivere una vicenda allo stesso tempo affascinante, tragica e misteriosa, ormai parte del folklore locale delle Galapagos.
Nel documentario vengono mostrate alcune delle pellicole girate all’epoca (che usa anche Howard nei titoli di coda), intervallate da testimonianze di residenti attuali dell’isola e letture delle lettere e dei racconti dei vari protagonisti, con le voci tra gli altri di Cate Blanchett e Diane Kruger.


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