Paternal Leave

Adolescenza: l’epoca della ribellione e delle grandi domande, delle sfuriate e delle bugie alla mamma. Questa è anche la storia di Leo, cui si aggiungono la ricerca di un padre assente e una connessione mancata per troppo tempo

  • Regia di: Alissa Jung
  • Anno: 2025
  • Durata: 113 minuti
  • Cast principale: Luca Marinelli, Juli Grabenhenrich, Arturo Gabbriellini

Leo (Juli Grabenhenrich) è una ragazzina tedesca di 15 anni, cresciuta solo con la madre. Durante un litigio con lei scopre l’identità di suo padre, un italiano,Paolo (Luca Marinelli), che vive a Marina Romea, sulla Riviera Romagnola. Così Leo prende un treno e prepara un elenco di domande per intervistare Paolo, capire chi è, cosa fa nella vita e soprattutto perché l’ha abbandonata. Nel frattempo Paolo, che si è costruito un’altra famiglia dall’equilibrio precario, deve venire a patti con le conseguenze delle sue azioni passate, cercando di non ripetere gli stessi errori nel presente.

Già nota in Germania come attrice, sceneggiatrice e regista di corti, Alissa Jung firma qui la regia del suo primo lungometraggio, per il quale ha voluto il marito Luca Marinelli e la bravissima esordiente Juli Grabenhenrich. Il film si inserisce nel genere del coming of age, quelle storie di crescita e formazione che segnano il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Qui però, a differenza del solito, è il genitore che inizia il suo percorso di crescita grazie all’incontro con una figlia che lo mette di fronte alla sua fuga dalle responsabilità.

Il titolo del film è traducibile in italiano come “congedo parentale”, usato in senso metaforico per indicare che Paolo si è preso un congedo dalla sua stessa paternità, che ha rifiutato per 15 anni. Ora che Leo sa di lui cerca delle risposte ma anche, soprattutto, un contatto, un abbraccio paterno che le è sempre mancato. Per prepararsi alla scrittura del film la regista si è documentata intervistando figli abbandonati e guardando svariati documentari sul tema. Quello che ha scoperto è che:

“I figli abbandonati vivono un forte senso di colpa, convinti che qualcosa di sbagliato in loro abbia spinto i genitori ad allontanarsi. Con il film volevo invece dire che padri e madri lasciano i propri figli per la ragioni più diverse, ma è una scelta che dipende esclusivamente da loro.” *

Leo e Paolo restano insieme diversi giorni, durante i quali avvengono aspre discussioni e timide riappacificazioni, alla ricerca di una connessione e del significato di essere padre e figlia quando si è estranei. Tutto questo confronto è ambientato in una Marina Romea deserta, tetra, chiusa per la stagione invernale. Il paesaggio si fa metafora dello stato d’animo dei due protagonisti e del loro rapporto, freddo e tempestoso.

I pregi di questo film sono soprattutto la sceneggiatura e la recitazione. Jung ha scritto un dramma intenso ed emozionante, che bilancia perfettamente parole e silenzi, grandi sfuriate e piccoli gesti. La storia è portata in vita e resa davvero potente dalla recitazione di Luca Marinelli, che dimostra ancora una volta il suo istrionismo calandosi in un ruolo totalmente diverso da quello del suo ultimo progetto, “M – Il figlio del secolo”. Ma la vera rivelazione del film è Juli Grabenhenrich, che interpreta la sua Leo come è una ragazza senza peli sulla lingua, che ha sempre la risposta pronta per rimettere in riga il padre quando vuole sfuggire alle sue responsabilità, lasciandolo spesso senza parole.

Proprio la comunicazione è uno dei perni su cui si costruisce il film: tra padre italiano e figlia tedesca c’è un’incomprensione linguistica che si fa metafora della profonda distanza tra i due. L’unico modo per capirsi allora è scendere a compromessi: parlarsi in inglese senza riuscire a esprimere tutto quello che si vuole dire, avere domande troppo grandi per essere pronunciate, come quel “Perché lei si e me no?” che a Leo si legge in faccia mentre guarda Paolo con la figlia piccola, Emilia.

Presentato alla scorsa Berlinale nella sezione Generation 14Plus, “Paternal Leave” supera le aspettative rivelandosi un coming of age innovativo e davvero da non perdere.

Alberti Aurora

*Fonte: “La paura di essere padri”, Ciak Magazine, 03/2025, pag. 32


PER APPROFONDIRE

Tanti sono i film che trattano il difficile rapporto genitori-figli, soprattutto in quella fase rivoluzionaria della vita che è l’adolescenza. Un altro film italiano da recuperare sul tema è “Il tempo che ci vuole“, di Francesca Comencini, dove autobiografia e storia del nostro cinema si intrecciano per un racconto davvero emozionante.

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