L’albero

Tossicodipendenza e dipendenza affettiva: due forme di amore malato che si alimentano a vicenda in un pericoloso circolo vizioso, messo in scena dalle bravissime Tecla Insolia e Carlotta Gamba

  • Regia di: Sara Petraglia
  • Anno: 2025
  • Durata: 92 minuti
  • Cast principale: Tecla Insolia, Carlotta Gamba

Bianca (Tecla Insolia) ha lasciato la casa dei genitori per studiare all’università, che in realtà non frequenta, ed è andata a vivere con Angelica (Carlotta Gamba), vera ossessione della sua vita insieme alla cocaina. Le due ragazze passano le giornate in casa, oscillando tra la malinconia per la fugacità della giovinezza e l’euforia per la continua assunzione di droga. Un improvvisato viaggio a Napoli e la malattia di una cara amica segneranno la svolta decisiva per le loro vite al limite.

Con “L’albero”, Sara Petraglia firma il suo esordio alla regia, raccontando una storia intima e autobiografica. Il titolo stesso è un ricordo: un grande albero che la regista vedeva dalla finestra della sua casa da ragazza. Anche Bianca e Angelica vedono un grande albero dal loro appartamento romano, mentre trascorrono le giornate tra due forme di dipendenza, affettiva e da droghe, che si alimentano a vicenda in un circolo vizioso. Il cuore del film comunque non sono le dipendenze, ma piuttosto il rapporto indefinito e profondo che lega le due protagoniste: un’amicizia, un amore, un’ossessione e infine una relazione senza futuro, nel momento in cui entrambe si rendono conto della sua tossicità. Entrambe sono fidanzate, ma il loro legame esclusivo con la droga prende il sopravvento, spingendo Bianca a chiudere la propria relazione e a precipitare in un vortice sempre più buio.

Un viaggio a Napoli sulle tracce di Leopardi, poeta amato da Bianca, diventa il momento della rivelazione: Bianca capisce di amare Angelica. Il ritmo del film, piuttosto lento, è scandito dalle sniffate di cocaina che si fanno via via più frequenti e più devastanti, fino a un punto di svolta: ancora un’altra e la morte, oppure cambiare vita. L’altro momento decisivo per le ragazze è la scoperta della malattia di Celeste, una delle loro amiche, che prima di partire per curarsi accompagna Bianca in un centro per disintossicarsi, sperando di riuscire a salvarla.

Nonostante i loro nomi “candidi”, Bianca e Angelica sono delle vere e proprie emo, sempre di nero vestite, con occhiali scuri aria malinconica, per frequentare amici altrettanto sconsolati. Bianca in particolare è una figura quasi tragicomica, che sembra compiacersi del suo dolore, predica che la vita è sofferenza e cita Leopardi come una guida spirituale. È un’aspirante scrittrice, versione Gen Z dei vecchi artisti maledetti, che si sentono incompresi e cercano sollievo alla loro malinconia nelle droghe, unico mezzo per “sbloccare” la loro creatività. Come ha dichiarato la regista quella che vive Bianca “è la sensazione di stare vivendo un momento bellissimo e al tempo stesso triste perché fuggevole, come una sorta di nostalgia anticipata”, un sentimento condiviso da ogni generazione di ventenni.

Per interpretare questo ruolo così complesso, al limite tra arrogante e drammatico, ironico e sofferente, serviva una grande interprete e la regista l’ha trovata in Tecla Insolia, reduce del clamoroso successo della serie “L’arte della gioia”, che qui si è calata in un’interpretazione assolutamente antitetica alla precedente. La sua recitazione passa tanto per lo sguardo, sempre perso nel vuoto alla ricerca di qualcosa con cui frenare quell’inesorabile tempo che passa. Il plauso va anche a Carlotta Gamba, un’originale drogata ipocondriaca, la prima a capire che la strada della dipendenza può portare solo a un triste finale per entrambe. Le due attrici, tra le migliori promesse del nuovo cinema italiano, in questo film hanno una bella chimica, che rende il loro rapporto credibile e coinvolgente.

Infine la figura dell’albero, mai spiegata esplicitamente, si carica di un forte significato simbolico, quello di una stabilità irraggiungibile per le due ragazze finché sono insieme. Solo quando il loro legame si rompe l’albero appare finalmente a portata di mano: una metafora potente del fatto che per crescere e trovare stabilità, a volte, è necessario recidere legami importanti ma che ci fanno male.

Alberti Aurora

* Fonte: L’albero, un’amicizia che diventa amore

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