La speranza è l’ultima a morire.
A Gaza, la speranza è la voce di una bambina che chiama i soccorsi al telefono, intrappolata in un’auto circondata da carri armati israeliani.
A Gaza, anche la speranza muore.
- Regia di: Kaouther ben Hania
- Anno: 2025
- Durata: 82 minuti
- Cast principale: Motaz Malhees, Saja Kilani, Clara Khoury, Amer Hlehel
29 Gennaio 2024. Gli operatori della Mezzaluna Rossa ricevono una telefonata da Liyan Hamada, una quindicenne di Gaza intrappolata in macchina assieme alla famiglia e a Hind Rajab, sua cugina di cinque anni, a seguito dell’attacco di un carro armato israeliano. Al telefono si sentono degli spari: tutta la famiglia viene uccisa, ma Hind è ancora viva. Comincia una corsa contro il tempo e la burocrazia per aprire una via sicura all’ambulanza che dovrà andare a salvare la bambina terrorizzata, che resta in contatto con gli operatori per oltre due ore e mezzo.
Premiato con il Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia, il nuovo lavoro di Kaouther ben Hania arriva come un pugno allo stomaco, un nodo alla gola ininterrotto di 82 minuti. La vicenda di Hind Rajab era divenuta nota in tempo reale, quando i soccorritori decisero di pubblicare gli audio della telefonata della bambina, nella speranza di smuovere più velocemente la macchina della burocrazia. Sappiamo tutti com’è andata a finire. Eppure il film ci fa immedesimare tanto negli operatori, ci fa sperare e piangere con loro: e per un attimo crediamo che alla fine tutto andrà per il meglio. Ma questo film è tratto da una storia vera, che purtroppo un lieto fine non l’ha avuto.

Tutto il film si svolge nella centrale operativa della Mezzaluna Rossa, pochi metri quadri in cui si respira tutta l’impotenza di fronte a una tragedia inarrestabile. La forte componente emotiva del film si deve all’utilizzo degli audio originali della drammatica telefonata. Gli attori interpretano i quattro operatori intervenuti quel giorno e, grazie a un potente lavoro di montaggio, interagiscono con la chiamata reale, sovrapponendo le loro voci e quelle dei loro personaggi. Lo stesso espedientesi torna anche dopo, quando riprese video di quei momenti si sovrappongono alla messa in scena del film. Ben Hania mantiene alta la tensione emotiva anche grazie a sapienti scelte di regia, come l’utilizzo della camera a mano per trasmettere incertezza e presenza in tempo reale, e continui primi piani su Rana (Saja Kilani) e Omar (Motaz Malhees), i due operatori più impegnati a tenere i contatti con Hind.
La voce di Hind è sempre presente, ma non vediamo mai quel che sta accadendo là fuori: in questo modo siamo alla pari con gli operatori, ovvero possiamo solo immaginare. E quando alla fine vediamo, pur sapendo già tutto, non possiamo che inorridire di fronte a una violenza efferata e assolutamente ingiustificata contro una bambina e un’ambulanza, civili innocenti.
Oltre alla vicenda di Hind, l’altro tema del film è la burocrazia in zona di guerra. I passaggi che deve fare Mahdi (Amer Hlehel), responsabile dei soccorritori, con la Croce Rossa, il Ministero della Salute e l’esercito israeliano per aprire un corridoio sicuro per l’ambulanza sono semplicemente allucinanti. Sono solo 8 minuti di strada a separare i soccorsi da Hind: eppure sono necessarie più di tre ore per avere l’approvazione a passare. Ma com’è possibile, in un zona di guerra, muoversi ogni volta con una lentezza simile? E se da una parte rimaniamo sbigottiti e come Omar incolpiamo Mahdi per la lentezza, dall’altra non possiamo ignorare i martiri del soccorso, tutti coloro che sono stati uccisi nel tentativo affrettato di salvare qualcuno.

L’impatto che ha avuto la vicenda di Hind Rajab è stato fortissimo. Come ha detto la regista mentre ritirava il Leone d’Argento a Venezia,
La voce di Hind è la voce di Gaza stessa. Una richiesta disperata d’aiuto che il mondo intero poteva sentire ma a cui nessuno ha risposto. Il cinema non può far tornare Hind, ma può preservare la sua voce, farla risuonare oltre i confini. Perché la sua storia non è solo sua, ma è tragicamente la storia di un intero popolo che sta subendo un genocidio.*
Con questo film Ben Hania ha voluto elevare Hind a emblema di tutte le vittime, tra cui si contano decine di migliaia di bambini. Sostenuto da produttori esecutivi del calibro di Brad Pitt, Rooney Mara, Joaquin Phoenix, il film nasce con l’intento di svegliare le coscienze nel mondo intero, facendoci sentire da vicino il dramma che ogni giorno scorre nei nostri feed, rischiando di diventare un sottofondo. Per fortuna le coscienze si stanno smuovendo, le persone di stanno mobilitando, e la speranza è di vedere presto una fine per questo massacro.
Ciò comunque non cancella il silenzio surreale che rimane quando il film finisce, un silenzio carico di impotenza, di indignazione, di rabbia per un’umanità che sembra essersi perduta in una spirale di violenza feroce, cui non si riesce davvero a trovare un senso.
Alberti Aurora
*Traduzione del discorso della regista alle premiazioni del 6/09/25


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