Together

Attenti a desiderare di “essere una cosa sola”, o potreste diventarlo davvero. Un body horror per raccontare i danni della co-dipendenza, quando due dolci metà si fondono, e si annullano, l’una nell’altra.

  • Regia di: Michael Shanks
  • Anno: 2025
  • Durata: 102 minuti
  • Cast principale: Dave Franco, Alison Brie, Damon Harriman

Tim (Dave Franco) e Millie (Alison Brie) sono una coppia affiatata, che decide di lasciare la città e trasferirsi in provincia, dove Millie ha trovato lavoro in una nuova scuola. Durante una passeggiata nel bosco, cadono in una buca e si ritrovano in una strana grotta, dove passano la notte in attesa della fine del temporale che li ha sorpresi. Nei giorni successivi Tim, che ha bevuto l’acqua dentro la grotta, inizia a provare un attaccamento morboso per Millie, tanto da non potersi staccare da lei nemmeno un minuto.

Michael Shank esordisce alla regia con un inquietante film sui problemi di coppia interpretato, con chimica e intensità notevoli, dalla coppia anche fuori dallo schermo formata da Alison Brie e Dave Franco, sposati dal 2017. Proprio la scelta di questi attori, uniti da un’evidente intesa, rende ancora più intrigante la riflessione del film sulla co-dipendenza che si insinua in molte relazioni, dove l’identità individuale finisce per annullarsi in nome della coppia.

L’apparente serenità iniziale nella nuova casa si scontra presto con il peso di essere l’unica compagnia l’uno dell’altra. La loro unione è già problematica, segnata da disagi personali che generano sensi di colpa e risentimenti. La frase che dicono entrambi a un certo punto, “non ricordo più chi ero prima di te“, è tanto romantica quanto allarmante, perché indica una dipendenza affettiva inquietante. L’idea di trovare identità e felicità solo in funzione dell’altro è molto pericolosa, soprattutto se l’altro viene a mancare. Proprio come successo alla madre di Tim, impazzita dopo la morte del marito. Così lui proietta l’ansia per questa possibilità anche nel suo rapporto con Millie.

In questo quadro si inserisce Jamie (Damon Harriman), insegnante e vicino di casa, con cui Millie si confida. Lui le racconta del mito dell’androgino di Platone: l’essere umano primordiale diviso in due metà che si cercano costantemente, da cui l’idea di “anima gemella“. Jamie, che ha fatto del mito un credo estremo, spinge Millie all’unione totale e letterale, convincendola a non lasciarsi sfuggire Tim se è davvero la sua metà.

L’horror, in particolare il body horror, è una scelta di genere azzeccata per analizzare il concetto della co-dipendenza, mescolando dramma psicologico e romanticismo esasperato. Una regia morbosa, intima e ravvicinata ci racconta un amore che degenera in attrazione folle e irrefrenabile: i corpi si trasformano, si attaccano, si fondono in risposta a una relazione sempre più tossica e asfissiante. Inizialmente il vincolo è psicologico, come nella suggestiva scena della doccia, ma presto si fa fisico, con la vera unione dei corpi. Le braccia di uno che si infilano sotto la pelle dell’altra, le gambe che si incollano, sono scene d’impatto, che visualizzano il legame viscerale tra i due. Il film adotta la ferocia splatter e grottesca di “The Substance“, pur smorzandola con ironia sulle note di “2 Become 1” delle Spice Girls.

La trama costituisce una cornice narrativa semplice ma d’effetto, che fa dell’orrore il tramite di una riflessione sui rapporti umani nel nostro tempo. La dimensione psicologica del film, che esplora insicurezze, esperienze infantili disfunzionali, bassa autostima e idealizzazione dell’altro, è la fotografia della perfetta relazione tossica, dove tutto l’amore del mondo non basta a superare i problemi. Il film usa in modo intelligente gli stilemi del genere per raccontare una storia di inquietante romanticismo, che culmina in un paradossale lieto fine dove la coppia trionfa infine sui suoi componenti, dimenticando dove finisce uno e dove comincia l’altro.

Alberti Aurora

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