Jonathan Larson, autore fondamentale per la Broadway anni ’90, torna a vivere grazie a un’interpretazione energica e appassionata di Andrew Garfield diretto da Lin-Manuel Miranda
- Regia di: Lin-Manuel Miranda
- Anno: 2021
- Durata: 115 minuti
- Cast principale: Andrew Garfield, Alexandra Shipp, Vanessa Hudgens, Robin de Jesùs, Ben Levi Ross
La vita di un artista non è mai facile, soprattutto alla soglia dei 30 anni, nella New York degli anni ’90, con un musical in preparazione da otto anni che ancora non ha visto la luce. È a una settimana dal fatidico compleanno che incontriamo Jonathan Larson (Andrew Garfield), cameriere per necessità, autore di musical per passione. In pochi giorni Larson, che sente implacabile la pressione del tempo che scorre, deve scrivere la canzone principale del suo musical, mentre si confronta con l’allontanamento dalla fidanzata e la paura per due cari amici che hanno contratto il virus HIV, nel pieno dell’epidemia di AIDS.
Lin-Manuel Miranda, attore, compositore e autore dell’acclamato musical “Hamilton”, esordisce alla regia cinematografica con un soggetto che gli è molto caro e in cui certamente si riconosce. Racconta la storia vera di Jonathan Larson, autore fondamentale per la Broadway degli anni ’90, noto a livello internazionale per il suo musical “Rent”, su un gruppo di giovani artisti squattrinati che tentano di sopravvivere nel Lower East Side di New York, all’ombra dell’AIDS.
Come scopriamo in apertura di film, la vita di Larson è finita davvero troppo presto, a soli 35 anni, la sera prima che debuttasse “Rent”, un successo clamoroso che sarebbe stato in cartellone per 12 anni di fila.

Il film, che è un musical, contiene al suo interno altri due musical: “Tick, Tick…BOOM!” da cui prende il titolo e di cui vediamo diverse scene e “Superbia”, il testo su cui Larson lavora da anni. Il risultato è un film meta-teatrale su più livelli, che resta però semplice da seguire e racconta chiaramente come Larson facesse della sua vita un musical, e viceversa. La sua particolarità era quella di riuscire a scrivere canzoni su qualsiasi cosa, anche quel che mangiava a colazione. Eppure a una settimana dai suoi 30 anni vive un blocco creativo: non riesce a scrivere la canzone principale per la protagonista del suo musical. Il tempo intanto corre: ancora pochi giorni poi dovrà presentare l’opera a un gruppo di produttori di Broadway, per sperare di trovare finanziamenti.
Il cuore del film risiede proprio nella riflessione sul tempo che scorre implacabile e sembra non essere mai abbastanza. Larson lo percepisce come l’incessante ticchettio di una bomba, pronta ad esplodere in qualsiasi momento. Sente la pressione di creare qualcosa che lasci il segno e di farlo alla svelta, perché i suoi miti alla sua età avevano già sfondato. Alle scadenze per il musical si aggiunge l’allontanamento dalla fidanzata Susan (Alexandra Shipp), che vorrebbe trasferirsi per lavoro lontano da New York insieme a lui. Ma nessuno dei due è disposto ad abbandonare le proprie aspirazioni e dal loro confronto nasce una delle canzoni più belle del film, “Therapy”, intricato gioco di parole accompagnato da una coreografia sincopata.

Come se non bastasse, a tutto ciò si aggiunge la scoperta che Michael (Robin de Jesùs) e Freddy (Ben Levi Ross), i due migliori amici di Jonathan, hanno contratto l’HIV. Sono i primi anni ’90: il mondo sta attraversando il picco dell’epidemia di AIDS, i morti sono già milioni nel più totale disinteresse (quando non disprezzo) della classe dirigente, che coglie l’occasione per ghettizzare ulteriormente la comunità LGBT, considerata responsabile del contagio. Larson stesso negli anni ha perso tanti amici ancora giovani: con i suoi musical ha, letteralmente, acceso i riflettori su quel che accadeva, opponendosi anche alla disinformazione.
Ottimismo, determinazione e creatività di Jonathan Larson sono interpretate magistralmente da Andrew Garfield, che in questo film brilla con un eccellente prova d’attore e cantante. Premiato ai Golden Globes 2022 come Miglior attore in un film commedia o musicale, Garfield si immerge nella vita di un artista che ha fatto della resilienza e della positività i suoi punti di forza. Mentre amici come Michael hanno abbandonato la strada dell’arte per la stabilità economica, Jonathan ha continuato a credere nella sua visione, rifiutando di scendere a compromessi. Per lui la musica non era solo una passione, ma un bisogno essenziale. Un plauso va anche Robin de Jesùs, per un’interpretazione che si fa notare, e a Vanessa Hudgens, che con un piccolo ruolo limitato alle parti cantate riesce però a lasciare il segno grazie a una voce stupenda, come dimostra in “Therapy”.
Il film vuole essere, in fondo, un messaggio di speranza per gli artisti, un invito a non desistere davanti al rifiuto e a continuare sempre a creare. Gli americani dicono “rejection is redirection“: Larson l’aveva capito e questo gli ha permesso di procedere sicuro nel suo cammino.
Alberti Aurora


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