Wake Up Dead Man – Knives Out

Tra cast stellare e ironia affascinante, il murder mystery vive una nuova stagione d’oro e questo film ne è la conferma, grazie all’unione di giallo classico, satira politica e una regia “sperimentale” di Rian Johnson

  • Regia di: Rian Johnson
  • Anno: 2025
  • Durata: 144 minuti
  • Cast principale: Josh O’Connor, Daniel Craig, Glenn Close, Jeremy Renner, Josh Brolin, Cailee Spaney, Mila Kunis

Padre Jud (Josh O’Connor) viene mandato ad assistere Monsignor Wicks (Josh Brolin) a Chimeny Rock, in quella che sembra essere una tranquilla parrocchia di campagna. Ben presto, Jud si rende conto che Wicks è un crudele manipolatore, seguito come un profeta da un piccolo gruppo di parrocchiani, e cerca di contrastarlo. Il conflitto tra i due preti diventa sempre più evidente, finché Wicks viene ucciso e tutti i sospetti della comunità ricadono su Padre Jud. In aiuto del sacerdote arriva Benoit Blanc (Daniel Craig), interessato al caso per la sua apparente impossibilità.

È arrivato su Netflix il terzo capitolo della fortunata saga murder mystery “Knives Out“, firmata dal regista Rian Johnson. Dopo le opinioni contrastanti sul secondo film, giudicato troppo ricco di gag evitabili, il regista torna ad avvicinarsi alle atmosfere del primo capitolo, puntando con decisione sul versante drammatico ma senza dimenticare l’ironia. Questa volta al mix si aggiungono anche riflessioni sulla moralità e la fede, affrontate da diverse prospettive: da una parte Benoit Blanc, che non crede e anzi disprezza l’istituzione della Chiesa, dall’altra Padre Jud che alla Chiesa è arrivato dopo un passato difficile, abbracciando la fede per espiare una grave colpa.

A differenza degli altri film, qui il detective resta più defilato e il vero protagonista è Padre Jud. Nei primi quaranta minuti, un lungo flashback narrato dalla voce del sacerdote ci racconta il suo arrivo alla parrocchia e ci introduce agli altri personaggi, da Monsignor Wicks a Martha (Glenn Close), la perpetua silenziosa e tutto fare, fino ai vari parrocchiani. Il pericoloso carisma del Monsignore, che sfrutta le debolezze dei fedeli per metterli l’uno contro l’altro e tenerli in pugno, va contro ogni principio della Chiesa e alimenta un conflitto crescente con Jud. La comunità diventa il terreno di scontro fra due modi opposti di intendere la religione: secondo Padre Jud, un’opportunità per abbattere le divisioni e rafforzare la solidarietà; secondo Monsignor Wicks, una “guerra santa” contro qualunque alterità rispetto al dogmatismo della Chiesa.

Dopo la morte del Monsignore, Benoit Blanc entra in scena per aiutare Padre Jud, convinto della sua innocenza. I due formano subito una coppia vincente, grazie a una dinamica alla Sherlock e Watson fatta di piccole gag e grandi discussioni morali. Blanc, in particolare, esplora il suo rapporto con la fede vedendo nell’operato del prete un altro modo di intendere la Chiesa: disponibile, attenta alle persone, pronta ad aiutarle nel momento del bisogno.

Come tutti i film della saga, anche questo ha un cast stellare che lascia davvero il segno. Josh O’Connor, ormai assurto a star di primo piano dopo “La chimera” e “Challengers“, qui dimostra la sua versatilità muovendosi con naturalezza dal registro ironico a quello più cupo e drammatico. Daniel Craig porta ancora una volta il suo fascino e la sua ironia, conferendo al suo detective un carattere sopra le righe che è uno dei motivi del successo di questa serie di film. Altra grande interpretazione è quella di Glenn Close, che mette in scena le contraddizioni di una donna sempre vissuta all’ombra della Chiesa, poco considerata da tutti eppure dotata di una lucida intelligenza. Infine ha un ruolo chiave Josh Brolin, che ritrae Monsignor Wicks come un leader la cui retorica rabbiosa e ultraconservatrice ricorda la faccia del potere nella nostra contemporaneità, in America e non solo. Wicks si appella al lato peggiore delle persone, ergendosi a “faro di verità”. Attraverso di lui, il regista critica esplicitamente i pericoli del fanatismo ideologico come strumento di costruzione del consenso e di controllo delle masse.

Anche sul piano registico si notano diverse scelte interessanti. Johnson sperimenta con sequenze “oniriche” dal taglio quasi horror, mentre nei dialoghi tra Jud e Benoit Blanc la fotografia diventa parte integrante del racconto: emblematico l’uso simbolico delle luci, nel passaggio dall’oscurità che avvolge Blanc, simbolo di profonda disillusione, alla luminosità che investe Jud, metafora della serenità raggiunta con la fede.

In conclusione, Rian Johnson mette a segno un altro successo, firmando il terzo capitolo di una saga che potrebbe continuare ancora per molto tempo. Ogni film ripropone gli elementi essenziali del genere, rielaborandoli di volta in volta in una confezione originale: la ricetta perfetta per una serie gialla sempre invitante.

Alberti Aurora

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