“Di chi sono i nostri giorni?” È questa domanda la chiave di lettura attraverso cui interpretare il nuovo film di Paolo Sorrentino, una riflessione su amore, dubbio, perdono e libero arbitrio
- Regia di: Paolo Sorrentino
- Anno: 2025
- Durata: 118 minuti
- Cast principale: Toni Servillo, Anna Ferzetti, Milvia Marigliano, Massimo Venturiello
Mariano De Santis (Toni Servillo), Presidente della Repubblica Italiana, è arrivato agli ultimi mesi del suo mandato. Prima di lasciare il Quirinale però, restano alcune questioni su cui deve ancora esprimersi: la legge sull’eutanasia e due richieste di grazia. De Santis, giurista di stampo democristiano, tormentato dal passato e incerto sul presente, continua a rimandare le decisioni, chiedendo diverse opinioni e infinite revisioni della legge alla figlia Dorotea (Anna Ferzetti), giurista a sua volta. Nel suo semestre bianco, il Presidente tirerà le somme della sua vita e della sua carriera, scoprendo l’importanza di guardare al futuro con più leggerezza.

Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia come “una storia d’amore, dubbio e dilemma morale”, il nuovo film di Paolo Sorrentino si rivela una commedia agrodolce, malinconica e più sobria rispetto ai progetti precedenti. Al centro del racconto Mariano De Santis, un uomo che ha costruito la sua vita su due pilastri fondamentali: l’amore per la famiglia e la dedizione al diritto penale. Per De Santis, la legge non è solo una professione, è un rifugio dietro cui nascondersi: come ricorda un suo amico generale, “abbiamo scelto il diritto e la disciplina convinti che ci liberassero dall’incombenza della sensibilità”. La sua natura riflessiva e il timore per l’errore lo hanno reso spesso immobile davanti alle grandi decisioni, tanto da fargli guadagnare l’impietoso soprannome di “Cemento Armato“. Una rigidità che si riflette anche nel privato: Mariano ama la moglie Aurora, scomparsa da tempo, con un sentimento tormentato da un tradimento mai metabolizzato, e guarda ai figli con affetto ma anche una certa incomunicabilità.
La sua immobilità viene messa alla prova dalla dibattuta legge sull’eutanasia e da due richieste di grazia complesse: per un insegnante che ha ucciso la moglie malata di Alzheimer e una donna che ha accoltellato il marito violento. Si tratta di questioni delicatissime, che intrecciano morale, religione e convinzioni personali del Presidente e della figlia Dorotea, che porrà la domanda fondamentale: “di chi sono i nostri giorni?”, dando al padre e a noi pubblico un importante spunto di riflessione. In un’epoca che corre sempre più veloce, Sorrentino ci ricorda l’importanza di esercitare il dubbio, nella politica e nella vita. Ponderare possibilità, ascoltare opinioni e ammettere di non avere certezze diventa un atto di coraggio, che richiede un tempo superiore rispetto a quello che la società è disposta a concederci.

La scoperta del suo soprannome dà avvio a un cambiamento interiore di De Santis. Spronato dalle critiche di Dorotea, che definisce la sua vita un eterno “giocare di rimessa”, Mariano comprende che ciò che gli è sempre mancato è una sana dose di leggerezza: non intesa come superficialità, ma come grazia. Sorrentino esplora le diverse sfumature del concetto: quella che un presidente può accordare a dei prigionieri, quella che la morte concede ai sofferenti e quella, ben più difficile, raggiunta attraverso il perdono di sé. Partendo dalla riscoperta dei sentimenti e dalla messa in discussione della sua eredità politica e personale, De Santis capisce l’importanza di abbandonare la gravità del passato per affrontare con più leggerezza il futuro.
Per il ruolo del protagonista, Sorrentino torna ad affidarsi a Toni Servillo, aggiungendo con questa settima collaborazione un tassello fondamentale a un sodalizio che ha già scritto pagine fondamentali del cinema italiano. Premiato con la Coppa Volpi a Venezia, Servillo incarna De Santis come un uomo sommerso dai dubbi, gravato da un passato impegnativo ma determinato ad evolversi per trovare la leggerezza nel presente. Ascolta e canta il rap di Guè, mangia la quinoa e cerca in ogni uomo l’amante della moglie, alternando momenti di pura commedia, come l’esilarante cena con l’amica Coco Valori (Milvia Marigliano), ad altri di seria riflessione etica. Al suo fianco, Anna Ferzetti offre una prova misurata e d’impatto nei panni di Dorotea, una donna che ha sacrificato i suoi desideri per stare accanto al padre. Sarà proprio la sua “stanchezza per i riti” e il bisogno di essere vista e compresa, ad offrire nuove prospettive al genitore.
Come da tradizione, i personaggi di Sorrentino dialogano di massimi sistemi, di vita, morte e dilemmi morali con un linguaggio forbito, a volte pomposo, che non manca però di essere ironico nei momenti giusti. L’evoluzione fondamentale dei personaggi avviene nel momento in cui escono dal Quirinale, lasciano gli ambienti maestosi del potere per incontrare le persone. La scelta di guardare la legge da vicino, accorciando la distanza tra soggetti giudicati e giudicanti cambia il punto di vista dei personaggi, rendendolo meno burocratico e più umano. In definitiva, attraverso questa “parabola del dubbio”, Sorrentino infonde nei suoi personaggi una tenerezza e un’umanità rare, ricordandoci che, sebbene il diritto serva a ordinare il mondo, i sentimenti sono essenziali per viverlo davvero.
Alberti Aurora


Lascia un commento