Un film che parte dal ping pong per riflettere sulla fame di vita, di denaro e di affermazione dei propri sogni in un mondo dominato dal mito del self-made man, ma restio a concedere il successo.
- Regia di: Josh Safdie
- Anno: 2026
- Durata: 150 minuti
- Cast principale: Timothée Chalamet, Gwynet Paltrow, Odessa A’zion, Tyler the Creator, Abel Ferrara
New York, 1952. Marty Mauser lavora come commesso nel negozio di scarpe dello zio e ha una relazione segreta con Rachel (Odessa A’zion), amica infelicemente sposata. Ogni sera, dopo il lavoro, Marty gioca a ping pong: il suo obiettivo, infatti, è diventare campione del mondo di tennistavolo, portando alla ribalta uno sport ancora marginale in Occidente. Armato di arroganza, carisma e una fiducia incrollabile in sé stesso, Marty riesce a volare a Londra per partecipare ai mondiali, ma in finale viene battuto dal prodigio giapponese Endo. Tornato a New York ossessionato da quella sconfitta, Marty fa di tutto per mettere insieme i soldi necessari a volare a Tokyo e prendersi la sua rivincita contro Endo e il mondo, tutto impegnato a ostacolare il suo sogno.
Dopo i successi in coppia con il fratello Benny, che ha debuttato in solitaria con “The Smashing Machine”, anche Josh Safdie si lancia in un progetto personale a tema sportivo. Uscito negli USA un mese prima dell’Italia, “Marty Supreme” è stato da subito acclamato come uno dei più grandi successi dell’anno, anche grazie a una campagna marketing davvero aggressiva e alla dedizione costante di Timothée Chalamet per la causa del film. “Aspiro alla grandezza” dichiarava l’attore sul palco dei SAG Awards 2025, e lo stesso sentimento emana il suo Marty Mauser dal momento in cui appare in scena.

Il film è liberamente ispirato alla vita di Marty Reisman, medaglia di bronzo ai mondiali di tennistavolo del 1952, la cui vita è raccontata nell’autobiografia “The Money Player: The Confessions of America’s Greatest Table Tennis Champion and Hustler”. Il titolo roboante è tutto un programma. Truffatore, genio del tennistavolo e giramondo: Reisman è stato davvero un personaggio fuori dagli schemi. Il cinematografico Marty Mauser ne eredita molte caratteristiche: è un grande sognatore, ma è anche pragmatico e disposto a tutto per raggiungere il suo obiettivo, fin anche manipolare chi gli vuole bene o perdere la propria dignità di fronte ai grandi magnati newyorkesi. Mentre la famiglia, gli amici e la comunità in cui vive considerano il ping pong come uno svago frivolo, per Marty è l’unico metro con cui misurare il suo valore. In questo senso il film può ricordare “Challengers” di Guadagnino, un’altra opera che partendo dallo sport parla di sogni, relazioni e drammi della vita, cui Safdie aggiunge una componente cruciale: la disfatta del sogno americano. Contrariamente alle promesse del capitalismo, infatti, spesso non basta sognare in grande e fare sacrifici per ottenere ciò che si desidera.
Vero mattatore del film, Timothée Chalamet offre in quest’opera una delle performance più fisiche e impegnative della sua carriera. L’attore presta anima e corpo a un uomo talmente ossessionato dal successo da rischiare l’autodistruzione. Il progetto di Marty di vincere i mondiali, estinguere i propri debiti e vivere felicemente avendo dimostrato la sua superiorità, gli si ritorce presto contro, dimostrando quanto vana sia la sua gloria. L’immedesimazione di Chalamet è stata totale, tanto da spingerlo già da cinque anni prima di girare il film a portare su ogni set in cui lavorava un tavolo da ping pong per allenarsi in ogni momento possibile. Il risultato? Sequenze girate senza controfigure, perché l’attore era diventato a sua volta un ottimo pongista.**

A fianco di Chalamet, candidato agli Oscar e favorito per quest’anno, troviamo ottimi interpreti. A partire da Gwyneth Paltrow, che dopo sei anni di ritiro dalle scene, è tornata per interpretare un personaggio quasi autobiografico, Kay Stone, ex diva del cinema ritiratasi dopo il matrimonio. Elegante e altera, resterà affascinata dalla sfrontatezza di Mauser. L’altra presenza femminile della storia è Rachel, interpretata dalla promettente Odessa A’zion: per molti versi simile a Marty, la sua ambizione la spinge a seguirlo in avventure anche pericolose, cercando di guadagnarsi il suo amore e l’interesse per il bambino che sta aspettando da lui. Infine Abel Ferrara con la sua presenza minacciosa e un Tyler the Creator compagno di truffe, regalano al film la venatura comica e surreale che lo rende così avvincente.
Ritmo serrato e situazioni ridicole orchestrate con grande ironia: la sceneggiatura scritta da Safdie insieme a Ronald Bronstein (già collaboratore nei film precedenti dei fratelli) è una montagna russa che alterna partite piene di sudore e personaggi singolari, piani folli e fragorose cadute. Audace anche la scelta della colonna sonora: la vitale musica anni ’80 unita all’ambientazione anni ’50 crea un’atmosfera unica che rispecchia l’energia esplosiva del protagonista. Sequenze frenetiche e carrellate dinamiche caratterizzano una regia che ci fa vivere il film proprio come Marty vive la vita: una corsa a perdifiato verso un finale contro ogni pronostico. Abbandonando i sogni di gloria a fronte di una concreta paternità, Marty smette di essere Supreme per tornare semplicemente Mauser.
E scoppia in lacrime: se di gioia o dolore, difficile a dirsi.
Alberti Aurora
Fonte: *La vera storia di “Marty Supreme”
** “L’outsider con la racchetta”, Ciak Magazine, 01/2026, pag. 19


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