8 donne e un mistero

Alla ricerca della colpevole dell’omicidio del capofamiglia, otto donne insospettabili cominciano a confrontarsi rivelando segreti, amarezze e pulsioni represse.

  • Regia di: François Ozon
  • Anno: 2002
  • Durata: 110 minuti
  • Cast principale: Catherine Deneuve, Fanny Ardant, Isabelle Huppert

In una grande villa nella campagna francese degli anni ’50, una famiglia dell’alta borghesia si riunisce per festeggiare il Natale, quando il capofamiglia Marcel viene trovato morto accoltellato alla schiena.
Le 8 donne che compongono il resto della famiglia si trovano bloccate nella villa a causa di un’abbondante nevicata, fili del telefono tagliati e gomme dell’auto a terra. Nessuno può essere entrato: l’assassina deve essere per forza tra loro, tutte insospettabili eppure tutte piene di segreti.

Uno dei film più noti e amati di François Ozon, tra i registi di maggior successo nel panorama francese contemporaneo, “8 donne e un mistero” è un originale ibrido tra giallo, musical e commedia noir. Adattamento della pièce teatrale “Huit femmes” del 1958, il film ricorre a una forte impostazione teatrale, memore delle sue origini, cui unisce le migliori interpreti del cinema francese di ieri e di oggi. È davvero un’esperienza unica poter vedere nella stessa inquadratura Catherine Deneuve (Gaby, la moglie), Isabelle Huppert (Augustine, la cognata) e Fanny Ardant (Pierrette, la sorella), accompagnate da cinque colleghe meno note ma altrettanto d’impatto, tra cui Emmanuelle Béart che interpreta l’ambigua cameriera Louise.

Ozon decide di ambientare il racconto in degli anni ’50 usciti dalle copertine patinate dei giornali dell’epoca: una grade villa, dai colori in Technicolor, ospita eleganti signore vestite ognuna di un colore diverso che dice qualcosa della loro personalità. Ogni donna ha un carattere ben distinto, che viene sottolineato anche dall’associazione fatta tra attrici e fiori nei titoli di testa: la rosa rossa per la sensuale Pierrette, la margherita per la giovane Catherine, l’orchidea per l’amante del lusso Gaby. Trattandosi di un musical ogni donna ha anche il suo momento canoro, dove interpreta un brano del repertorio della musica leggera francese. Tra fiori, colori e canzoni, Ozon riesce a strutturare in modo solido e originale le psicologie di ogni personaggio.

La trama del giallo in stile Agatha Christie, dove la figlia Suzanne assume il ruolo di investigatrice interrogando le sospettate, si sviluppa con un ritmo serrato scandito da una rivelazione più scioccante dell’altra. Tra le donne volano insinuazioni e minacce, e tra una confessione e l’altra emergono poco alla volta bugie e segreti. I generi si mescolano, uniti da dialoghi frizzanti e performance sopra le righe estremamente divertenti. La più caricaturale di tutte è Isabelle Huppert, che interpreta Augustine, sorella bruttina, cardiopatica e un po’ stramba della bella Gaby, che proprio in questo contesto drammatico riacquista la sicurezza perduta trasformandosi improvvisamente in una novella Rita Hayworth.

Tolti il sarcasmo, le canzoni e le coreografie, quello che resta e che Ozon vuole davvero raccontare sono solitudine e frustrazioni amorose di un gruppo di donne chiuse nel loro personale inferno domestico, dove buon costume e decoro solo solo la copertura di desideri e verità inconfessabili.

Alberti Aurora


PER APPROFONDIRE

I rimandi presenti nel film sono talmente tanti da non poterli citare tutti, ma alcuni è giusto ricordarli per poterli recuperare. Per il tono del racconto è chiaro il riferimento al divertente giallo hitchcockiano “La congiura degli innocenti” (1955), passando per il classico “Donne” (1939) di George Cukor interpretato da un cast all-star al femminile, fino ad arrivare al gioco da tavolo Cluedo, dove ogni personaggio ha il suo colore , il suo carattere e il suo movente. A proposito di Cluedo, nel 1985 ha ispirato un film intitolato “Signori, il delitto è servito” davvero molto originale sul finale (ma niente spoiler!)

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