La “capitale mondiale della luna di miele” diventa il set di passioni travolgenti e omicidi a sangue freddo, con una Marilyn Monroe tanto affascinante quanto spregiudicata.
- Regia di: Henry Hathaway
- Anno: 1953
- Durata: 110 minuti
- Cast principale: Marilyn Monroe, Joseph Cotten, Jean Peters, Max Showalter
I coniugi Polly (Jean Peters) e Ray Cutler (Max Showalter) decidono di trascorrere la luna di miele in un piccolo resort vicino alle cascate del Niagara. Giunti a destinazione, trovano lo chalet che avevano prenotato ancora occupato da un’altra coppia, formata da Rose (Marilyn Monroe) e George Loomis (Joseph Cotten), in una profonda crisi matrimoniale dovuta ai dubbi di lui sull’infedeltà di lei. Ben presto i timori di George si rivelano fondati: Rose e Patrick, l’amante, stanno mettendo a punto un piano per ucciderlo ma il progetto non va come sperato, coinvolgendo anche i Cutler in una spirale di eventi drammatica.

Negli Stati Uniti, fin dall’800, le cascate del Niagara sono considerate luogo romantico per eccellenza, ideali per trascorrere la luna di miele. Nel 1953, “Niagara” ribaltò questa narrazione romantica, rendendo le cascate il set di un melò noir con tanto di duplice omicidio. Seppur accolto da recensioni contrastanti, il film è stato sempre molto apprezzato per le “due nuove meraviglie del mondo” che aveva portato sul grande schermo: le cascate del Niagara e Marilyn Monroe, entrambe inquadrate al massimo del loro splendore. Questo film ha segnato un punto di svolta per la carriera dell’attrice, che qui ha ricoperto il suo primo e unico ruolo da antagonista. Rose infatti è una femme fatale, moglie giovane e sensuale di un uomo debole e insopportabile, che per questo vuole eliminare.
Proprio sulle spalle della Monroe poggia gran parte del successo del film. Se si analizza l’opera, infatti, emergono diversi difetti: sul piano della sceneggiatura si notano alcuni buchi di trama e scene forzate, causate da tagli voluti in postproduzione. Sul piano della scrittura dei personaggi, invece, i comprimari risultano piuttosto piatti e stereotipati. Anche George, veterano dimesso da poco da un ospedale militare e tormentato da un grande senso di inadeguatezza, viene caratterizzato in modo abbastanza superficiale, interpretato da un Joseph Cotten non nella sua forma migliore.
Il tradimento di lei scaturisce dalla debolezza di lui, espressa attraverso quel sentirsi piccolo davanti alla grandiosità delle cascate raccontato a inizio film. L’unica capace di “bucare lo schermo” resta Monroe con la sua Rose, per la quale il film è stato costruito: la regia insiste su ogni sua curva, ogni suo movimento, capace di generare una sensualità talmente spinta da dover essere punita con il più tragico dei finali.

Un punto di forza che invece va riconosciuto al film è lo straordinario Technicolor. La fotografia dai colori saturi di Joe Macdonald, esalta con forza quasi espressionista i verdi e i rossi, come dimostrano il rossetto e l’abito della Monroe in una delle scene più iconiche del film, quando si rivela il suo piano per il marito. La potenza del colore e l’interessante composizione dell’immagine in alcune scene particolarmente drammatiche richiama, tra l’altro, i capolavori anni ’50 di Hitchcock. Al tempo stesso è stato fatto un grande lavoro anche sulle riprese in esterni, con le cascate fotografate in modo da far risaltare tutta la maestosità e la violenza dell’acqua. A questo proposito è significativa la scelta di usare come traccia sonora per alcuni momenti di tensione il rumore assordante delle cascate, sotto il quale si snodano le vicende di due coppie del tutto opposte.
Se è evidente fin da subito che Rose e George non sono fatti l’uno per l’altra, al contrario Polly e Ray ci vengono presentati come la coppietta perfetta: a poco a poco però rivelano anche loro delle crepe nel rapporto, a cominciare dall’ossessione di lui per il lavoro anche in luna di miele o dal suo rifiuto di crederle quando afferma di aver visto George, creduto morto suicida. Nel disinteresse del marito, Polly diventa testimone solitaria e onnisciente della vicenda, quarto nodo di una rete di amore e morte che coinvolge Rose, George e Patrick.
In conclusione, “Niagara” oggi resta un film da recuperare perché presenta un’interpretazione unica nella filmografia di Marilyn Monroe, un tono noir-melò con una carica erotica difficile da ritrovare in altri film e un’estetica assolutamente affascinante.
Alberti Aurora


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