Scuola è dove impariamo a relazionarci con gli altri, a conoscere il mondo, a scoprire il passato per capire il presente. Ma cosa succede quando questi anni di formazione sono distorti dalla propaganda?
- Regia di: David Borenstein, Pavel Talankin
- Anno: 2025
- Durata: 90 minuti
- Cast principale: Pavel Talankin
Pavel “Pasha” Talankin insegna in una scuola di Karabaš, città operaia vicino agli Urali. Il suo lavoro è quello di coordinatore delle attività scolastiche e videomaker: con la sua telecamera registra tutti gli eventi della scuola. Nel 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina, il suo lavoro cambia drasticamente. Oppositore delle politiche di Putin, è costretto ad assistere al radicamento della propaganda tra i suoi ragazzi, attraverso un sistema educativo che diventa sempre più militarizzato e nazionalista. Pasha decide di usare la sua telecamera per fare opposizione, filmando la realtà surreale della scuola russa.

Premiato come Miglior Documentario agli Oscar 2026 questo film, girato nell’arco di due anni, nasce come atto di resistenza politica da parte di un uomo comune che si trova inaspettatamente nella posizione di poter raccontare davvero le cose come stanno. Dal 2022, infatti, nelle scuole russe si tengono lezioni basate su copioni mandati dal governo che giustificano in ogni modo l’invasione dell’Ucraina: le lezioni vengono registrate e caricate su un portale statale per dimostrare la conformità delle scuole. “Le guerre non le vincono i comandanti, ma gli insegnanti”, dice Putin in un intervento diretto alle scuole: una frase semplicemente raccapricciante, che svela (se ce ne fosse ancora bisogno) un piano di indottrinamento che comincia da giovanissimi e continua tutta la vita.
Ad accompagnarci per tutto il film è la voce narrante di Pasha, che all’inizio ci introduce, non senza ironia, la sua amata Karabaš, “la città più inquinata degli Urali”. Pur vivendo in una tale città, Pasha è felice grazie al lavoro a scuola, dove ha trovato una vera famiglia. Il suo ufficio è il punto di ritrovo abituale per un gruppetto di studenti creativi e curiosi, tra cui Masha, che ritornerà più volte durante il racconto. Nella seconda parte del film, dopo l’inizio della guerra, il tono diventa sempre più drammatico. Il lavoro di Pasha si trasforma in una fonte di ansia, isolamento e dubbi morali: continuare a lavorare a scuola significa rendersi complici della propaganda di stato, ma andarsene significa perdere l’opportunità di raccontare al mondo ciò che sta accadendo.

La personificazione dell’indottrinamento è l’insegnante di storia (ironico) Pavel Abdulmanov, che nomina tra i suoi idoli dei gerarchi del regime comunista e del KGB, è un fervido sostenitore della dottrina putiniana e riceve anche un premio come insegnante più amato della scuola, seppur nessuno abbia mai dimostrato di apprezzarlo. Un altro personaggio simbolo è la madre di Talankin, bibliotecaria della scuola: lei è l’emblema dell’ignavia di quella grande fetta di popolazione che rende possibile la tenuta del regime. Dall’altra parte ci sono i ragazzi: dai bambini delle medie che si sfidano a gare di lancio delle granate (da brividi) a ragazzi appena diciottenni che vengono coscritti senza nemmeno capire di avere, molto spesso, il destino segnato.
In questo racconto c’è una frase molto forte di Talankin che vale la pena ricordare: “amare il proprio paese non ha a che fare con sventolare bandiere e cantare inni. Amare il proprio paese significa ammettere che abbiamo un problema”. Un ragionamento che, in un’epoca di nazionalismi, dovremmo tenere a mente più spesso. Le riflessioni di Talankin, e il suo metodo di lavoro, sono stati accolti anche da molte critiche: è stato sottolineato da molte parti come aver filmato bambini e adulti senza consenso, anche mentre criticavano il regime, rischi di mettere in grave pericolo quelle persone. Critiche legittime, che evidenziano la tensione costante tra intento investigativo e rischi etici del documentario, che spesso vengono corsi pur di raccontare al mondo verità scomode, come già aveva fatto un altro grande film del 2025, “No Other Land“.
La guerra in Ucraina ha ormai superato per durata la Prima Guerra Mondiale. Nel frattempo troppe persone sono morte per nulla e migliaia di ragazzi continuano ad essere indottrinati con il solo scopo di finire al fronte. Si spera che questo film possa essere un faro di speranza, un’ispirazione anche per altri insegnanti a deporre i panni dei comandanti per tornare ad essere educatori, e ricominciare a costruire una società migliore proprio a partire dalla scuola.
Alberti Aurora


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