“Suonala Sam”, suona la lode di uno dei classici più amati della storia del cinema, intreccio di passioni, illusioni e speranze che dal 1942 continua a emozionarci come il primo giorno.
- Regia di: Michael Curtiz
- Anno: 1942
- Durata: 95 minuti
- Cast principale: Humphrey Bogart, Ingrid Bergman, Paul Henreid, Peter Lorre, Claude Rains
Casablanca, 1941. Rick Blaine (Humphrey Bogart) è il proprietario del Rick’s Café Américain, frequentato da tutti i profughi europei di passaggio in Marocco in attesa di ottenere il visto per gli Stati Uniti. Quando due corrieri nazisti che trasportavano dei preziosi lasciapassare vengono uccisi alle porte della città, la polizia del capitano Renault (Claude Rains) prende di mira gli avventori del locale. Qui arrivano anche Ilsa Lund (Ingrid Bergman), vecchia fiamma di Rick conosciuta a Parigi, e Victor Laszlo (Paul Henreid), leader della resistenza ricercato dal Reich. I destini dei tre personaggi si intrecciano tra vicende di amore, sacrifico e speranza per un futuro migliore.

Un aereo immerso nella nebbia, due amanti che si dicono addio in lacrime e un futuro incerto ma intriso di nuova speranza. Questa è la quintessenza del cinema classico americano. Questo è il cuore di “Casablanca” che, si può dire senza temere l’iperbole, ha davvero segnato un’epoca della storia del cinema. L’uscita del film nelle sale statunitensi fu anticipata alla fine del 1942 per sfruttare un momento chiave della Seconda Guerra Mondiale, lo sbarco dell’esercito statunitense in Nord Africa, per sostenere gli sforzi contro l’Asse.* Dopo un periodo di forte pressione isolazionista, “Casablanca” arrivava proprio al momento giusto per spiegare agli americani la necessità di prendere parte al conflitto, mettendo in scena i propri valori di lealtà, sacrificio, onestà impersonati dalla figura di Rick Blaine.
Il protagonista è un uomo cinico, solitario, con un passato misterioso e una certa ambiguità morale, apparentemente indifferente alle sorti del mondo. Dietro la sua facciata inscalfibile Rick nasconde un cuore ferito: innamoratosi di Ilsa a Parigi prima della guerra, lei lo ha lasciato con l’occupazione nazista della città. Il suo arrivo al café insieme a Laszlo, (“Di tutti i bar di tutti i paesi del mondo, lei entra proprio nel mio”) sulle note dell’immortale “As Time Goes By“, riapre una pagina dolorosa. È subito chiaro che entrambi gli uomini amano la stessa donna, bellissima e malinconica. La domanda è, allora, cosa sceglierà lei alla fine? L’amore passionale per Rick o l’idealismo di Victor? Il passato o il futuro? Niente di più classico, niente di più romantico.

“Casablanca” è un film guidato dai conflitti interiori dei suoi personaggi, divenuti immortali grazie alle interpretazioni sempre eleganti e misurate del trio Bergman-Bogart-Henreid. Le relazioni tra i protagonisti prendono forma grazie a una sceneggiatura che dosa perfettamente melodramma, ironia e il clima opprimente della guerra, con battute tanto memorabili da entrare nel linguaggio comune (“Fermate i soliti sospetti!”). La storia è messa in scena da una regia sicura, che lavora di primi piani (quelli sulla Bergman con gli occhi lucidi sono incredibili) nei momenti giusti ma dà spazio anche ai personaggi secondari, caratteri che immergono in un contesto concreto i nostri idealizzati protagonisti. Tutte queste caratteristiche, unite alla sapiente mescolanza di cliché e generi, dal poliziesco al romantico, con contaminazioni noir, western, e drammatiche, hanno reso il film la definizione di classico per generazioni di spettatori.
L’intento dietro la produzione di “Casablanca”, come si è detto, era anche patriottico. Il tema della lotta per amore della libertà è condensato tutto in una scena: per zittire gli ufficiali tedeschi, gli avventori del Rick’s, incitati da Laszlo, si mettono a cantare La Marsigliese, in un momento di ritrovata unità di fronte a una minaccia che fino a quel momento sembrava inscalfibile. Una scena emozionante ancora oggi, che fa da preludio al gran finale, dove Rick dovrà fare la scelta più difficile, mettendo da parte i sentimenti per sostenere la causa della resistenza.
Premiato con tre Oscar per miglior film, regista e sceneggiatura non originale, “Casablanca” oggi non è più classificabile soltanto come film: dopo essere stato citato, parodiato, omaggiato in decine di altre opere, è andato oltre se stesso, diventando mito. ** Di quest’opera, più di tutto, resta la nostalgia per un’epoca e un modo di fare cinema che oggi sono ormai scomparsi. Rick e Ilsa avranno sempre Parigi; noi avremo sempre “Casablanca”.
Alberti Aurora
*Fonte: “Howard Koch, Julius Epstein, Frank Miller Interview” May, 1995
**Fonte: Casablanca: influence on later works


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