Una donna costretta a sposare un uomo che non ama e a subire l’oppressione della suocera, ritrova l’amore grazie a un bel camionista. Ma tra fatalità e colpi di scena, l’amore sarà messo a dura prova.
- Regia di: Marcel Carné
- Anno: 1953
- Durata: 106 minuti
- Cast principale: Simone Signoret, Raf Vallone, Jacques Duby, Sylvie
Thérèse Raquin (Simone Signoret) è una donna infelice, costretta a vivere con Camille (Jacques Duby), un marito che non ama e con una suocera opprimente (Sylvie) con cui gestisce una merceria. L’incontro con il bel camionista italiano Lorenzo (Raf Vallone) fa rinascere in lei l’amore e la voglia di vivere. Ma quando il marito inizierà a sospettare della relazione tra i due, gli amanti dovranno ricorrere a ogni mezzo pur di vivere felici.

Per questo film, Marcel Carné ha adattato il celebre romanzo di Émile Zola del 1867, trasferendo il racconto nella Francia degli anni ’50 e conferendogli un’atmosfera di tragica fatalità che caratterizzava già i suoi primi film degli anni ’30 (in primis “Alba tragica”). L’adattamento ha apportato tagli e cambiamenti notevoli alla storia originale: ciò nonostante il risultato è un film che è stato molto apprezzato da critica e pubblico, anche grazie al cast di primo piano e a una sceneggiatura solida, percorsa da inaspettati colpi di scena.
Appena iniziata la relazione, Lorenzo propone a Thérèse di fuggire insieme ma lei non vuole, preoccupata per le precarie condizioni di salute del marito, da sempre cagionevole. La scelta di Thérèse darà inizio a una spirale di eventi drammatici, con fatali conseguenze. Lorenzo infatti parla dei suoi sentimenti a Camille che, deciso a tutto pur di riconquistare Thérèse, organizza un viaggio a Parigi con lei. Sospettando cattive intenzioni di Camille, Lorenzo sale sul treno della coppia e dopo un furioso litigio butta Camille giù dal treno in corsa, uccidendolo. Da quel momento l’amore che legava i due amanti inizia a crollare sotto il peso della tragedia e di un senso di colpa che si fa sempre più insostenibile soprattutto per Thérèse, su cui gravano anche i sospetti della suocera. Al clima di tensione si aggiunge un ricattatore, che mette ulteriormente sotto pressione i due amanti.

La narrazione procede sempre tesa, grazie a un sapiente lavoro di regia, essenziale e impeccabile dall’inizio alla fine, e a grandi prove attoriali. Simone Signoret è perfetta nel ruolo di Thérèse: malinconica, rigorosa, una donna che “sa fare solo cose tristi”, rifiorita grazie all’amore ma destinata a ricadere in un baratro di dolore profondissimo. Ottima interpretazione anche da parte di Raf Vallone, a metà strada tra il latin lover e il protagonista di un mélo, perfetta controparte per la solitaria Thérèse.
Zola è da sempre grande fonte di ispirazione per la produzione cinematografica francese e non solo. Basti pensare che la sola storia di Thérèse Raquin ha ricevuto (ad oggi) quattro adattamenti: un film muto italiano del 1915, una trasposizione francese di Jacques Feyder del 1928 e una americana con un cast all-star nel 2014. Ma la più originale resta la versione di Carnè, sia per la scelta di attualizzare l’ambientazione, sia per la decisione di trasformare un omicidio premeditato in una tragica fatalità, capace di cambiare drasticamente i rapporti tra i personaggi. Premiato con il Leone d’argento alla Mostra del Cinema di Venezia, resta il miglior lungometraggio diretto da Carné negli anni ’50.
Alberti Aurora


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