“Così il cuore si spezzerà, eppure spezzato vivrà”: è in questa citazione di Lord Byron che Guillermo del Toro trova l’essenza del suo Frankenstein, nuova personale reinterpretazione del classico intramontabile di Mary Shelley.
- Regia di: Guillermo del Toro
- Anno: 2025
- Durata: 140 minuti
- Cast: Oscar Isaac, Jacob Elordi, Mia Goth, Christoph Waltz, Felix Kammerer
Nell’Inghilterra vittoriana, il brillante ma egocentrico chirurgo Victor Frankenstein (Oscar Isaacs) è deciso a sfidare la morte, riportando in vita una creatura composta da parti di cadaveri diversi. In una notte di tempesta la Creatura (Jacob Elordi) prende vita: Victor, subito entusiasta, presto si ricrede sulla sua creazione, che trova insoddisfacente. Visitato dal fratello William (Felix Kammerer) e dalla cognata Elisabeth (Mia Goth), che empatizza con la Creatura mentre disprezza Victor, quest’ultimo tenta di uccidere il mostro, senza riuscirci. Da quel momento, per la Creatura abbandonata inizia un viaggio alla scoperta di sé, dei sentimenti e del significato di essere umani.
Per Guillermo del Toro era il sogno della vita: realizzare il suo film su Frankenstein, il prototipo della creatura emarginata, diversa, eppure più umana degli umani. Per un regista che ha sempre trattato queste tematiche nei suoi film, adattare il classico di Mary Shelley era quasi un passo obbligato a questo punto della carriera

Di Frankenstein esistono numerosi adattamenti, ognuno con focus diversi: la mostruosità della creatura, i confini etici della scienza, la genitorialità, sia letterale (la creatura come figlio) che metaforica (la creatura come “prodotto dell’intelletto” che sfugge al controllo del proprio creatore). È proprio su quest’ultimo aspetto che punta i riflettori Del Toro, un rapporto padre-figlio travagliato che si trascina di generazione in generazione. Victor, orfano di madre da bambino, non ha mai superato il trauma e soprattutto non ha mai accettato l’incapacità del padre, stimato chirurgo, di salvarla. Da qui la sua ossessione per la ricerca della vita nella morte che, una volta trovata, lo trasforma a sua volta in un padre altrettanto insensibile.
Il mostro nasce come esperimento, ma anche dal desiderio di compagnia di Victor, grande scienziato eppure incompreso. La comunità medica lo emargina per le sue idee amorali, come prova la sua dimostrazione pubblica nell’aula accademica, dove la rianimazione di un cadavere gli vale la definizione di ciarlatano. Tra il disprezzo generale, incontra Harlander (Christoph Waltz), unico finanziatore disposto a sostenerlo a tutti i costi.

Qui Del Toro dà libero sfogo alla fantasia, immaginando il laboratorio di Frankenstein con un’estetica che mescola gotico e steampunk. L’immaginario visivo è uno dei punti di forza del film, grazie a elementi originali che restano impressi, come le tombe dei genitori e gli affascinanti costumi di Elisabeth (Mia Goth). La donna è vestita con abiti appariscenti dai colori vibranti, che raccontano la sua passione per gli insetti, creature piccole e fragili in cui si riconosce. Elisabeth è una nota di colore nella buia vita di Victor, che infatti ne resta colpito, nonostante il suo fidanzamento con William.
La simpatia della donna si rivolge invece alla Creatura, in cui riconosce un’anima affine, pura ed emarginata. Del Toro non punta mai a un facile triangolo amoroso, preferendo il rapporto padre-figlio, umano-disumano.
Per enfatizzare questo contrasto il regista narra la storia da due punti di vista, prima quello di Victor e poi della Creatura. Nelle due sezioni del racconto, Victor, interpretato da un Oscar Isaac sopra le righe, appare sempre più egocentrico e folle, mentre la Creatura diventa più consapevole e “civilizzata”. Questa trasformazione si riflette anche nel suo aspetto, con un make up che dal cadaverico evolve verso un look sempre più umano e rassicurante. In questo senso, la scelta di Jacob Elordi si rivela vincente su due fronti: recitativo, per la sua grande capacità di gestire il corpo e rendere la fragilità nonostante la sua fisicità imponente; metaforico, poiché rovescia l’iconografia del mostro, che è potenzialmente bellissimo, nel momento in cui la vera mostruosità non risiede nell’aspetto, ma nell’anima.
In conclusione, il film di Guillermo Del Toro non solo riesce a rinnovare con successo un classico già ampiamente rappresentato, ma lo fa in modo personale, emozionante e in linea con la filmografia del suo autore, che ha finalmente coronato un sogno della vita.
Alberti Aurora
PER APPROFONDIRE
È incredibile notare come, a oltre due secoli dalla sua nascita su carta, la Creatura di Mary Shelley continui ad affascinare i registi di tutto il mondo. Cercando la presenza di Frankenstein nella cinematografia, si possono contare più di 80 titoli tra episodi tv, crossover, parodie, remake, storie originali con vari “parenti” del mostro. Due delle opere più recenti legate a questo iconico personaggio vedono appunto il mostro in un ruolo secondario: parliamo della commedia teen-horror “Lisa Frankenstein” di Zelda Williams e dell’opera seconda di Maggie Gyllenhall, “La Sposa!”, rilettura femminista punk della storia della moglie di Frankenstein.


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