Dicono che a Natale siamo tutti più buoni: secondo Mario Monicelli non è proprio così.
Le feste, anzi, sono l’occasione perfetta per far emergere le ipocrisie segrete di ogni famiglia.
- Regia di: Mario Monicelli
- Anno: 1992
- Durata: 105 minuti
- Cast principale: Marina Confalone, Monica Scattini, Cinzia Leone, Pia Velsi, Alessandro Haber, Renato Cecchetto, Eugenio Masciari
La vigilia di Natale, i fratelli Lina (Marina Confalone), Milena (Monica Scattini), Alessandro (Eugenio Masciari) e Alfredo (Alessandro Haber) con le rispettive famiglie si riuniscono, come ogni anno, nella casa degli anziani genitori a Sulmona. Tra piccole invidie, maldicenze e regali non graditi, le feste sembrano procedere come sempre. Un annuncio improvviso, però, rischia di mettere in crisi il delicato equilibrio familiare: i genitori, ormai anziani, vorrebbero andare a vivere a casa di uno dei figli.

Mario Monicelli, unanimemente riconosciuto come il padre della commedia all’italiana, inaugurata con quel capolavoro che è “I soliti ignoti“, ha realizzato nella sua impressionante carriera di oltre 70 anni tante pietre miliari della cinematografia nazionalpopolare. Il tono prevalente in molti dei suoi film era quello grottesco, una satira nera e cinica capace di raccontare un’altra faccia del nostro paese, meno bella forse ma più onesta. “Parenti Serpenti” si colloca proprio in questa categoria, attaccando temi “sacri” come festività e famiglia.
In un lungo prologo, Monicelli ci mostra l’arrivo della brigata a casa degli anziani, presentandoci i personaggi, i loro vizi e i contrasti tra ognuno di loro. La voce narrante è quella del piccolo Mauro, figlio di Lina, vittima di continui malesseri e crisi nervose, e Michele. Li segue Alessandro, con la figlia Monica e la moglie Gina, viziatissima e nullafacente, oggetto delle critiche di Lina e Milena, sposata con Filippo e disperata perché senza figli. Chiude il gruppo Alfredo, il figlio single con qualcosa da nascondere. Quando la famiglia è al completo i festeggiamenti possono cominciare. Si parte con la tradizionale divisione tra donne impegnate a fare gossip in cucina e uomini in divano a guardare la tv. Si prosegue con il pesante cenone della vigilia, seguito dalla messa di mezzanotte, partecipata non certo per credenza, ma per vedere, farsi vedere e sparlare di chiunque. Fin qui, nulla di nuovo.

Il dramma si scatena al pranzo di Natale, quando nonna Trieste chiede che lei e il marito, ormai troppo anziani per vivere soli, vengano ospitati da uno dei figli. Quel “sarete voi a decidere chi” cambia improvvisamente il tono del racconto: la commedia borghese, fatta di piccole malelingue e cliché si trasforma in feroce commedia nera che vira al dramma non appena le maschere del perbenismo iniziano a cadere. I fratelli si aggrediscono, facendo emergere insofferenze, tradimenti e accuse, tutto pur di rifilare i genitori agli altri. Le piccole crepe iniziali diventano voragini, ricordandoci che la famiglia non si sceglie e che trovarsi per le feste sotto lo stesso tetto significa, per molti, dover fare buon viso a cattivo gioco.
I personaggi sono interpretati in modo da risultare verosimili ma anche macchiettistici, credibili anche nel loro essere sopra le righe. Ognuno con mille vizi e nessuna virtù, danno il meglio (anzi il peggio) di sé proprio quando rivelano tutta la loro ipocrisia, dimenticando l’ostentato amore familiare e accordandosi per una soluzione drastica capace di accontentare tutti. Monicelli chiude il cinico resoconto del Natale all’italiana in un finale col botto, summa tragicomica dei falsi buonismi di questa grande famiglia.
Dall’uscita di “Parenti Serpenti” sono passati poco più di trent’anni. Se per certi versi il film, con i suoi riferimenti culturali, documenta un mondo ormai scomparso, la critica alla mitologia della “famiglia tradizionale” è ancora tagliente, facendo dell’opera di Monicelli un classico da recuperare assolutamente per le feste (magari non con i nonni).
Alberti Aurora


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