Elisa

Rifuggire il concetto di “mostro” per indagare la persona che si cela dietro un criminale. Questa è la sfida raccolta da Leonardo di Costanzo nel suo nuovo film presentato a Venezia.

  • Regia di: Leonardo di Costanzo
  • Anno: 2025
  • Durata: 105 minuti
  • Cast principale: Barbara Ronchi, Roschdy Zem, Valeria Golino, Diego Ribon

Elisa Zanetti (Barbara Ronchi) è in carcere da dieci anni per l’omicidio della sorella. Fin dall’inizio ha detto di non ricordare ciò che aveva fatto, e la sua versione è stata confermata da una diagnosi di seria amnesia. Quando in carcere arriva il criminologo prof. Alaoui (Roschdy Zem), Elisa decide di partecipare alla ricerca che sta svolgendo, che prevede incontri con diverse detenute. Sarà l’occasione per lei di scavare nella sua storia familiare per ricostruire la dinamica dell’omicidio, assumendosi finalmente la responsabilità delle sue azioni e accettando il senso di colpa.

Il nuovo film di Leonardo di Costanzo tratta ancora una volta i temi a lui più cari: la colpa e il modo il cui la società tratta il colpevole. Il concetto chiave del film è in linea con il pensiero della moderna criminologia. Ognuno di noi ha in sé una parte malvagia, fa parte dell’essere umano. Quando una persona commette un crimine, per quanto orribile, non si deve cadere nella trappola giornalistica di definirla un “mostro“. Questo termine ad effetto tende ad essere semplicistico: demonizza il criminale rinnegandone l’umanità, senza approfondire le motivazioni profonde che hanno portato al crimine.

Elisa è stata definita un mostro per l’efferatezza del delitto che ha commesso. Il regista allora costruisce il film come uno scavo nei ricordi della sua protagonista, di cui gradualmente scopriamo la storia. E ciò che appare evidente è che Elisa è stata sia vittima che carnefice. Attenzione però: Di Costanzo e il criminologo Alaoui non cercano di giustificare la protagonista, ma tentano di capire cosa nel suo passato può avere influito tanto da spingerla al punto di non ritorno.

Per interpretare Elisa, Barbara Ronchi ha fatto un grandissimo lavoro di sottrazione. Il suo è un personaggio che non comunica tanto a parole, quanto con micro espressioni, gesti, sguardi. Il freddo e silenzioso paesaggio delle Alpi Svizzere, in cui si trova il carcere, si fa metafora dell’interiorità di Elisa, in cui il ricordo del crimine è stato sepolto da anni di rifiuto del gesto, che l’hanno resa sempre più fredda. Con la sua divisa rossa, Elisa sembra una imperscrutabile Cappuccetto Rosso a spasso nel bosco per incontrare il lupo cattivo, ovvero la sua coscienza. Non ci può essere vero pentimento se si sceglie di ignorare e dimenticare ciò che si è fatto. Per questo il prof. Alaoui la spinge a non parlare più di “fatto” ma di “omicidio” per riferirsi alle sue azioni, restituendo alla sorella almeno il rispetto dovuto in quanto sua vittima.

Unico famigliare rimasto nella vita di Elisa è il padre, da sempre suo punto di riferimento. Per lui Elisa ha sempre cercato di dare il massimo, di dimostrarsi capace, pronta anche a guidare l’azienda di famiglia. Ma questo suo bisogno di essere un orgoglio per la famiglia ha reso Elisa più fragile, tanto che quando ha dovuto affrontare il fallimento dell’azienda si è spinta all’impensabile pur di scaricare le colpe su qualcun altro e non deludere il padre. Un altro personaggio interessante, che fa da contraltare a quello di Elisa, seppur poco presente è quello di Valeria Golino: una madre a cui dei ragazzi hanno ucciso il figlio che ascolta le lezioni di Alaoui per cercare di capire cosa può averli spinti a quel gesto. Il perdono per certi gesti è impossibile, ma nemmeno vivere tutta la vita con rabbia e sofferenza per il male subito è una bella prospettiva. Questa almeno è la visione del professore, che però la donna rifiuta, incapace di superare un dolore incolmabile.

Con un ritmo molto lento e un tono decisamente diverso dal precedente “Ariaferma“, Di Costanzo si conferma un autore innovativo nel panorama italiano per la sua capacità di fare un cinema civile che ci spinge a porci domande sul grande tema del “delitto e castigo“. “Elisa” non è un film che offre risposte facili, ma ci invita a confrontarci con il male che è dentro di noi, a riconoscere l’umanità anche laddove sembra essersi perduta e a riflettere su cosa significhi davvero assumersi la responsabilità delle proprie azioni.

Alberti Aurora

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Commenti

Una risposta a “Elisa”

  1. […] giornalistico di mostro, e ritrovare l’umanità dietro un colpevole, da recuperare “Elisa” di Leonardo di […]

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