Ricchi…da morire

Nell’era dei neo-trilionari, non c’è niente di più soddisfacente di storie in cui i super ricchi vengono schiacciati e sconfitti da una personal normale più furba di loro. “Eat the rich”, baby.

  • Regia di: John Patton Ford
  • Anno: 2026
  • Durata: 100 minuti
  • Cast principale: Glen Powell, Margaret Qualley, Ed Harris, Jessica Henwick

Beckett Redfellow (Glen Powell) è figlio di Cassandra Redfellow, rinnegata dalla sua famiglia miliardaria per essere rimasta incinta al di fuori del matrimonio. Rimasto presto orfano e cresciuto in case famiglia, Beckett sa di non essere mai stato escluso dall’eredità, che ammonta alla stratosferica cifra di 28 miliardi di dollari. Dopo aver perso il lavoro, decide di mettere in atto il suo piano di vendetta: uccidere i sette Redfellow che lo precedono in linea di successione per ottenere l’eredità che gli spetta di diritto.

Remake del film “Sangue blu” del 1949, a sua volta tratto dal romanzo “Israel Rank: The Autobiography of a Criminal” del 1907, il nuovo film di John Patton Ford è una black comedy con guizzi thriller dalle radici antiche ma dal sapore assolutamente contemporaneo. Il film si inserisce, infatti, in quel filone di storie “eat the rich” sempre più numerose e apprezzate in questi anni. Ricchi stupidi, crudeli o che sperperano i loro soldi da una parte e poveri talentuosi e molto furbi pronti a tutto dall’altra: gli ingredienti sono sempre gli stessi, quello che cambia è come vengono mescolati. Il regista li dosa perfettamente in una buona commedia che, nonostante alcune forzature (vedi alcuni omicidi decisamente incredibili) non scade mai nel trash o nel cinismo eccessivo, restando godibile dall’inizio alla fine.

Conosciamo Beckett mentre è in carcere, condannato a morte: un prete è venuto a confortarlo nelle sue ultime ore ma lo trova tranquillo, sorridente, quasi sfacciato. L’atteggiamento stupisce l’uomo e Beckett decide di raccontargli la sua storia, che scopriamo così con un lungo flashback narrato dalla sua voce fuori campo. Ripercorriamo la breve infanzia con la madre, quella promessa di non accontentarsi mai e poi l’incontro con Julia Steinway (Margaret Qualley), rampolla di una ricchissima famiglia, suo primo amore. Anni dopo, quando ormai le loro vite hanno preso strade molto diverse, Beckett e Julia si rivedono: lui impiegato in una sartoria, lei sposata e ancora più ricca, ma sempre interessata a lui, in un modo via via più ossessivo.

Poco tempo dopo Beckett perde il lavoro e inizia a mettere in atto il suo piano: facendo passare l’omicidio del cugino per un incidente conosce lo zio, che lo prende sotto la sua ala dandogli un lavoro in banca, dove diventerà in pochi anni una figura chiave. Il successo lavorativo, l’amore di Ruth (Jessica Henwick) e il prossimo matrimonio però non bastano: Beckett ha iniziato la scalata dell’albero genealogico, e non può fermarsi finché non avrà ottenuto l’eredità nelle mani del temibile capofamiglia, Whitelaw Redfellow (Ed Harris).

Nel film troviamo un cast di grandi nomi, a partire dal gigante Ed Harris qui in un piccolo ruolo, passando per la lanciata Jessica Henwick, fino alle due star del momento, Glen Powell e Margaret Qualley. Beckett ha la faccia da bravo ragazzo innocente di Powell ma non un briciolo di coscienza, di etica, o pentimento per il male che infligge, che sembra vivere come un gioco.
Il suo aspetto lo rende insospettabile agli occhi di tutti. Tranne quelli di Julia. Narcisista, imprevedibile, un po’ folle e con un talento per il ricatto, il personaggio di Margaret Qualley ruba la scena, nonostante resti in secondo piano fino al gran finale. Ciliegina sulla torta di questo film è il suo solido dark humor che ricorda, come stile, quello di “The Drama“, seppur con un impatto narrativo meno potente.

In conclusione “Ricchi…da morire” non sarà forse ricordato come un tassello indimenticabile nella carriera dei suoi protagonisti, ma resta comunque un buon film, ideale da guardare tra amici per farsi quattro risate in compagnia, tra un omicidio e l’altro.

Alberti Aurora

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